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Acqua: bene comune e gestione industriale, visioni complementari non contrapposte

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Il settore dell’acqua continua a essere di grande interesse industriale e soprattutto di grande importanza ambientale. Sul tema dell’acqua molte cose sono avvenute sia a livello nazionale sia a livello regionale: si tratta di un buon segnale, che indica come stia crescendo la sensibilità generale su questo fondamentale elemento. Proviamo a capire ed elencare cosa serve. Ecco alcune questioni importanti.

E’ di quest’ultimo periodo il frequente richiamo istituzionale e dell’opinione pubblica sull’emergenza idrica; è necessario avviare iniziative per ridurre i prelievi di acqua e incentivarne il riutilizzo. Non si può essere sensibili al tema solo quando si è in crisi idrica come in questo periodo perché tra poco ci occuperemo (senza decidere nulla) di inondazioni.
Ora però dobbiamo approfondire il tema delle perdite idriche perché rappresentano attualmente anche una perdita di credibilità. Le perdite di rete del sistema idrico sono un gravissimo problema. I dati sono drammatici: i bravi gestori si attestano sul 30%, i peggiori sul 60%. Sì, purtroppo si butta la maggior parte dell’acqua potabile. Ci siamo ormai abituati a sentircelo dire. Abbiamo anche imparato la lezioncina, la conservazione di risparmio della risorsa idrica passa da due grandi obiettivi: consumarne meno risparmiandola, ma soprattutto buttarne via meno. Il dato di fatto è comunque che il costo delle perdite di rete ricade sui cittadini (che però non sanno quanto vale) e la soluzione di aumentare le tariffe per aumentare gli investimenti non sembra sufficiente.
La situazione delle infrastrutture idriche e della gestione dell’acqua è fortemente critica; per tentare un superamento della cronica debolezza strutturale sono necessari ingenti investimenti: il problema principale non è valutare dove e come reperire queste risorse, ma individuare le priorità. Una preoccupante opinione diffusa è che a oggi siano prevalenti interventi manutentivi straordinari e non la realizzazione di nuovi impianti e nuove reti. Ricordiamoci che il 24% delle condotte di acquedotto ha un’età superiore ai 50 anni e che nello stesso periodo è stato sostituito solo il 50% di rete acqua; il oltre il 90% degli interventi sulle reti idriche non è programmato, avviene cioè per riparare guasti alle condotte. Un approccio moderno e sostenibile al problema della qualità deve fare riferimento alla qualità dei corpi recettori, sia in senso generale, sia in funzione della specificità degli usi: bisogna incentivare la riduzione degli sprechi, migliorare la manutenzione delle reti di adduzione e di distribuzione, ridurre le perdite, favorire il riciclo dell’acqua e il riutilizzo delle acque reflue depurate.

Serve un coinvolgimento reale dei cittadini e non lasciare solo ai gestori il problema. Sensibilizzare gli utenti al risparmio nell’utilizzo dell’acqua per uso domestico, ma anche contenere e ridurre lo spreco di acqua – anche potabile – negli usi produttivi e irriguo, in particolare incoraggiare e sostenere anche con ‘incentivi economici’ specifici ricerche e studi per migliorare l’utilizzo dell’acqua nei processi produttivi.
Parallelamente è necessario sviluppare una cultura economica dei servizi pubblici ambientali, maggiore attenzione sia a livello di costi, ma soprattutto di prezzi e dunque di tariffe: percorso di civiltà, ma anche necessario sviluppo di una cultura economica dei servizi pubblici locali. Grandi risultati ha portato il lavoro di Aeeg, bisogna proseguire con grande determinazione.
Inoltre c’è bisogno di regolazione. Non vi è dubbio che le scelte del regolatore siano state dettate dalla volontà di perseguire obiettivi di efficienza e di efficacia nell’erogazione del servizio idrico, promuovendo la ricerca di dimensioni industriali e finanziarie delle gestioni adeguate, al fine di garantire un servizio di qualità. Il tema dell’efficienza è stato nuovamente rispolverato nell’ambito dei lavori sul Mti-2: in questo caso la dimensione del limite all’incremento tariffario ammissibile, in assenza di istruttoria Aeegsi, dipende dal superamento o meno di una soglia di costo operativo. Nel nuovo periodo regolatorio 2016-19 Aeegsi ha optato per l’introduzione di un meccanismo di efficientamento che lega l’incremento massimo della tariffa (il cosiddetto theta) al livello dei costi operativi pro capite (o oltre che al rapporto tra investimenti programmati e Rab).

Il ‘giusto prezzo’ dell’acqua è un importante incentivo per incoraggiare un utilizzo sostenibile dell’acqua stessa: una accurata politica tariffaria regola infatti i consumi e soprattutto dà il giusto valore al bene. Nello stesso tempo bisogna trovare forme di incentivazione anche per il gestore che favorisce la riduzione dei consumi (che altrimenti trova nel solo consumo dell’acqua il suo interesse). Incentivare e remunerare la qualità esplicita e implicita – con idonei strumenti tariffari – e nel contempo penalizzare ritardi e disservizi (le carte dei servizi sono uno strumento contrattuale di regolazione e non servire come documento d’immagine). Gli incrementi tariffari non devono essere solo collegati alla copertura dei costi del servizio, ma anche a parametri di qualità.

Questo articolo è ospitato anche da www.acquainfo.it

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