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Recensione: ‘Magda’ di Meike Ziervogel (Sovera edizioni, 2018)

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Recensione: ‘Magda’ di Meike Ziervogel (Sovera edizioni, 2018)

“La storia di una donna famosa e la Storia di una nazione, raccontate in cinque capitoli, autonomi per linguaggio e spazio temporale, con al centro di ognuno una figura femminile. Nel primo e nell’ultimo, Magda Goebbels, con meticolosità e controllo, prepara l’uscita di scena della propria famiglia, nell’atto finale del regime nazista. Negli altri capitoli, prima seguiamo Magda nel periodo duro della sua infanzia con una madre di dubbia moralità e in quello dell’adolescenza in un convento dove si pratica una religiosità rigida e, a volte, brutale; poi conosciamo la madre, figura superficiale, anaffettiva e un po’ cialtrona. Infine, attraverso le pagine del diario della figlia maggiore, Helga Goebbels, entriamo nel bunker di Hitler, dove si consumano gli ultimi giorni della famiglia e del regime. Il romanzo intreccia storie parallele di madri e figlie e i loro sguardi differenti nei confronti della vita, della Storia, dei rapporti tra i due sessi. Mescolando realtà e finzione, l’autrice fa emergere il ritratto di una donna che la Storia ha reso mostruosa e che qui viene reinventata con intelligenza e gusto narrativo.”
Per i tipi di Sovera edizioni (logo editoriale più strettamente letterario della storica Armando editore) è uscito un testo tutt’oggi ovviamente scabroso e perturbante, visto il focus, una diversamente biografia, tra reale e licenza narrante virtuale: l’autrice, Meike Ziervogel, nota in Europa, di nascita tedesca ma vive a Londra, come scrittrice sperimentale e brillante innovatica editrice e animatrice culturale, per la prima volta, è tradotta in Italia con il suo fantaromanzo dedicato a Magda Goebbels (originale del 20, la famigerata moglie del Dottor Goebbles, l’anima dannata del regime nazista ed hitleriano, il suo influencer ante litteram, decisivo per la storia terrificante di quella Germania e di un popolo intero. La Ziervogel ha pubblicato in lingua inglese: Magda. Salt Publishing. 2013; Clara’s Daughter. Salt Publishing. 2014; Kauthar. Salt Publishing. 2015; The Photographer. Salt Publishing. 2017.
Goebbles, il primo e ineguagliato – perversamente e criminalmente parlando – dei Persuasori Occulti, il Grande Fratello Big Brother incarnato ancora prima del famoso romanzo di Orwell che oltre a Stalin ancor di più probabilmente ispirò il celebre 1984 (scritto nel 1948, pco dopo la caduta di Hitler e la fine della seconda guerra mondiale).
La libera biografia di Magda Goebbles è quindi contemporaneamente una sorta di film letterario della storia hitleriana della Germania intera, in certo senso ancora più verosimile, nel gioco linguistico della Parola, di tomi storici infiniti proprio su Goebbles e il nazismo.
I Goebbles seguirono fino in fondo il “crepuscolo degli dei” nel bunker con il Fuhrer, suicidandosi e non risparmiando neppure i propri 6 figli bambini.
Qualche psicoanalista ha parlato per il nazismo di necrofilia psicologica e la storia dei Goebbles in tal senso appare in controluce esemplare.
Impressionano tutt’oggi, come la stessa Ziervogel ha anche evidenziato in forma narrante, le ultime ore dei Goebbles stessi, anche elaborate dal cinema o da tante ricostruzioni storiche filmiche: i bambini messi a letto, poi avvelenati in sequenza uno dopo l’altro addormentati, il tutto nell’atmosfera allucinante a dir poco del bunker, con Hitler a pochi metri, vertici – come noto – di follia storica condivisa da quasi l’intero popolo tedesco, non solo originata dal regime nazista.
La figura di Magda ne esce appena attenuata, chiaramente essa stessa una personalità automa del folle anche se genialoide (per l’indubbio talento mass mediatico ante litteram) del marito, ministro della propaganda del regime.
Col senno di poi, sconcerta nel romanzo certo incipit per zoomare proprio le dinamiche finali dentro il bunker, tratto in streaming- diremmo ora- della figlia maggiore, Helga, dei Goebbles: – appunto il diario di quest’ultima, rispetto a quello di segno diametricalmente opposto e celeberrimo di Anna Frank.
La Ziervogel con certo suo stile persuasivo e – come accennato – atipico, alineare, è molto brava nel mixare, anche attraverso altre sequenze narrative laterali, meno protagoniste ma simili, i macro eventi tragici di Magda Goebbles con microeventi apparentemene solo più quotidiani se non di disarmante banalità quotidiana o del suo vissuto esperenziale.
Riassumendo, sconcertano sempre, come poi con altre figure parallele in certo senso di quel buco nero della Storia, quali la stessa Eva Braun e (in modulazioni molto diverse ma comunque simili sul piano destinale) e Claretta Petacci con il duce, le parabole strettamente femminili di queste inquietantissime compagne di dittatori o criminali: l’abisso passivo e eterodiretto che travolge nella storia, alcune donne allucinate in archetipi maschili in fondo ancora una volta esempi di banalità del Male, incapaci di qualsivoglia scintilla di verità. Al punto di sterminare anche i propri bambini.
A parte Claretta (ma appunto figura il Duce ben diversa da Hitler o il Dottor Goebbles, come persino Goebbles dallo stesso Hitler), questa biografia romanzata specifica, secondo noi suggerisce ed esprime davvero – amplificando- il ruolo strutturale e decisivo di natura psicologica quando nella storia emergono involuzioni della specie come il Nazismo: storia ed economia sono certamente feedback e software fondamentali, ma certa necrofilia psicologica è davvero il registro di sistema. Anche Magda, come accennato, qualche tenue “spiegazione”, ma nulla più.

Meike Ziervogel nata in Germania, si è trasferita a Londra nel 1986 per studiare lingua e letteratura araba. Nel 2008 ha fondato la casa editrice Peirene, specializzata in traduzioni da lingue europee. Nel 2012 è stata scelta da “Time Out” tra le 100 persone più innovative nell’industria culturale. Meike è anche autrice di tre romanzi scritti in inglese, con una prosa non lineare, imagistica e frammentata. «Ho commissionato Breach a Olumide Popoola e Annie Holmes, che si sono recate nel campo rifugiati di Calais per ascoltare storie e distillare un’opera narrativa sulla fuga, la speranza e l’aspirazione. Allo stesso tempo, quest’opera prende sul serio anche le paure delle persone che vogliono chiudere le frontiere di questo paese. Questo è il dialogo che non ha luogo nella vita reale. Un’opera d’arte può contribuire a colmare una lacuna». Meike Ziervogel

http://babelfestival.com/babel-authors/meike-ziervogel/

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