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Gentile Presidente Gola*,
Le scrivo questa lettera dopo aver letto la Sua, dedicata ai ragazzi del cuneese, che quest’anno insieme ai genitori dovranno fare una prima grande scelta e cioè quella riferita alla scuola superiore.
Le scrivo questa mia piccola riflessione, a margine di tutto ciò che i giornali hanno detto. Io concordo con Lei. Ecco perché.

Giustamente fa notare che il mondo degli ideali, dei sogni, dovrà scontrarsi con la cruda realtà. Mai cosa fu più azzeccata. In questo mondo globalizzato, sognare fa in qualche modo perdere del tempo, tempo che sta diventando una merce preziosa e molto costosa. Lo saprà bene Lei.
In questo pianeta, in questo sistema capitalistico e liberale, un ragazzo deve essere subito catapultato in quella che è la vita vera: sacrificio, duro lavoro, basse aspettative. Perché l’invito che Lei fa, giustamente, non è quello di essere ambiziosi, di voler osare un passo in più, non è quello di puntare in alto. No. Il suo è un chiaro monito a rimanere con i piedi a terra, magari anche con lo sguardo chino.

Non me ne voglia chi, per aspirazione personale, vorrà fare consapevolmente tale percorso professionalizzante: ha tutta la mia stima.
La mia lettera è rivolta, oltre che a Lei, a quella fetta di indecisi o, peggio ancora, sognatori. A chi, nel suo piccolo, vorrebbe cambiare le cose. A chi, nonostante tutto, nonostante la crisi, nonostante la consapevolezza magari di un futuro difficile, vorrebbe fare una semplice cosa: studiare.

Lei ha ragione, signor Presidente, la vita è fatta di cruda realtà, e la realtà dei fatti sta anche in questo, nel dover tagliare le ali prima che spicchino il volo perché, lo si sa, se poi si cade ci si può far male.
E’ di gran lunga preferibile fermare subito questi sognatori, questi ‘Icaro’ Che vorrebbero lanciarsi in questo volo.
Meglio far capire subito come va il mondo: c’è chi potrà permetterselo, ma non sei tu. Meglio abituare subito chi ha un ideale, un desiderio, a far passare in fretta tali aspettative e appiattirsi in un globo sempre più diviso tra chi può e chi non può.

Io, caro Presidente, non la conosco, ma sono certo che anche a Lei, agli albori della Sua illuminante carriera, avranno fatto lo stesso e identico discorso, sbattendoLe in faccia questa crudele vita.
Sono certo, pur non sapendolo, che se ha figli avrà fatto loro imparare a memoria le Sue lapidarie parole sulla cruda realtà della vita.
Sono certo, infine, che prima o poi la realtà dei fatti Le darà ragione.
Nel frattempo mi perdonerà se io, come tanti altri, vorrò continuare a sognare.

Cordialmente
Un sognatore

*Presidente di Confindustria Cuneo

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