Home > IL SETTIMANALE > n.09 del 22/12/16 > Cultura9 > Caterina, o l’amore che resta

Finché morte non vi separi è una bugia. Il minimo sindacale. Un amore come il nostro arriva molto più in là. E il tuo lo sento anche da qui. (Giuseppe Sgarbi, Lei mi parla ancora).

Giuseppe Sgarbi e Susanna Tamaro durante la presentazione dei loro libri alla libreria Ibs+Libraccio

Giuseppe Sgarbi e Susanna Tamaro durante la presentazione dei loro libri alla libreria Ibs+Libraccio

La stanza con il caminetto acceso ora silenzioso, la poltrona tristemente vuota, i cappelletti della Katia. Dai lontani baci improvvisi, agli abbracci che non hanno bisogno di parole, oggi Giuseppe si ritrova solo, in compagnia di quei ricordi che fanno venire voglia solo di cullarsi nel passato per non pensare al presente o a un futuro che non si vuole nemmeno.
Lei non c’è più ma resta, ovunque.
Una lunga dichiarazione d’amore, come quelle di altri tempi, come quelle che non si leggono più e che ti lasciano solo la bellezza di quanto meraviglioso possa essere avere provato un sentimento che tutto guida, che tutto conduce, quella dell’ultimo libro di Giuseppe Sgarbi, Lei mi parla ancora, dedicato alla moglie Caterina, scomparsa recentemente. Sempre da troppo (“e tu, dimmi: perché sei andata via? Così presto, poi. Che fretta c’era?, dimmi….”). La meravigliosa ode alla “Rina spaccatutto”, come la chiamavano da giovane, che cambiava tono di voce quando parlava con la figlia Elisabetta, una dolcezza riservata solo a lei, una voce che diventava quella di un padre con Vittorio e quella di una donna con lui, Giuseppe, che aveva abboccato a un amo, felice di averlo fatto, quello gettato da una donna dalla testa lucida, vivida, fulminante. La luce di una vita che ci insegna presto a non fidarsi di lei.
Conosciutisi giovani (“la mattina che siamo saliti sulla corriera il mondo è cambiato. In meno di venti chilometri è cambiato”…), in bilico fra Ferrara e Stienta, Giuseppe e Rina si erano innamorati come in un romanzo di altri tempi, di quelli che si vorrebbero leggere ogni giorno. Lui sa, e romanticamente scrive, che chiunque si avvicinasse a lei avrebbe subito la sensazione che il mondo fosse piccolo. Che solo le loro braccia unite avrebbero formato il compasso che avrebbe disegnato il loro futuro e che tutto ciò che fosse stato compreso nel perimetro di quel cerchio sarebbe stato solo loro. E che, di cerchio in cerchio, avrebbero conquistato il mondo, per non separarsi più. E così sarebbe stato fino a poco tempo fa, sessantacinque anni dopo. Una vita intera. Un silenzio ora, una ghiaia muta nel cortile, una vite priva di foglie e un amaro odore di carburante. Tutto tace. Ora. Non c’è più tempo per abbracciarsi, per scambiarsi sguardi unicamente amorevoli, per dirsi quello che non ci si era detti. Se solo si avessero ancora le gambe forti e giovani per rincorrere e non lasciare andare…. L’ossigeno da solo non può nulla, serve acqua. E quell’acqua, per Giuseppe, era solo Caterina. Pagine tristi, ma avvolgenti e meravigliose, un mondo che entra in punta di piedi in quella storia d’amore tanto riparata quanto discreta. Dolcissimo immaginarsi che tra normali mura domestiche possa scorrere tanto calore. Quasi fiori tra e da pietre, travertino che fiorisce, con un solo piccolo e leggero tocco. Rina, una donna d’altri tempi, non nel senso normalmente dato a questa espressione, ma donna esploratrice del futuro, non certo una prigioniera del passato. E stare con lei non significava cercare un punto fermo intorno al quale mettere radici. Significava correrle dietro. Con la testa prima di tutto. “Quando ci penso”, continua Giuseppe, “mi viene in mente una cosa, letta chissà dove non si sa più quanti anni fa, che dice che chi si concede il lusso di amare una creatura selvatica finisce col guardare il cielo. Una vera forza della natura, questo si’. Impossibile addomesticarti. … se facevi una cosa era sempre le passione. Una passione come una mareggiata: non guardava in faccia nessuno e non si fermava davanti a niente”. Rina era libera nei pensieri, nelle parole, veloce, bella, brillante, infaticabile, retta, logica, ordinata, amante dei viaggi e della vita. Quasi un affresco. Da un incontro senza baci, dove a parlarsi erano state solo le mani intrecciate e gli occhi negli occhi, Giuseppe e Rina avevano iniziato uno di quei giochi che sarebbe stato per sempre. Fianco a fianco, fino alla fine. Una strada illuminata solo da due sorrisi complici e da un amore immenso che faceva girare la testa e poteva sfidare le stelle. E con esse camminare. Perché le cose accadono perché devono accadere.

img_6136Giuseppe Sgarbi, Lei mi parla ancora, Skira, 2016, 118 p.

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