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In parole povere? Speriamo solo di non perderci tutti

Vediamo di seguire la logica e di non farci prendere dal panico. Se non si vuole avere un Senato zavorra, bisogna votare ‘Sì’. Poi però dobbiamo cuccarci quella nuova subcreatura composta di consiglieri regionali potenziati. Per forza. Non si scappa: questa è la legge ‘causa-effetto’. Allora aspetta, forse è meglio votare ‘No’. E rimarrà tutto così com’è. In ogni caso è del tutto inutile: hanno detto in tv che il problema è la legge elettorale. Il Primo Ministro invece avverte che quella di domenica è la nostra unica occasione per smetterla di pagare così tanto i politici. O meglio, così tanti politici, che è un po’ diverso. Quindi che fare? Panico. Aspetta. Ritorniamo al punto di partenza.

Dunque io voglio abolire il Cnel. Oh, su questo non ci piove. Mi ha sempre dato fastidio il nome Cnel. E questo è risolto. Poi continui a pensare. Da una parte togliamo il potere alle Regioni, dall’altro creiamo una nuova casta di consiglieri intoccabili. Di nuovo il panico di prima. Aspetta. Ritorniamo al punto di partenza.

La verità è che questo è un referendum difficile. Non che votare sia mai stato facile. Tuttavia in questo caso c’è qualcosa in più. La complessità è data non tanto dall’indecisione del cittadino, ma dal labirinto di strade e stradine, vicoletti, rotonde, bivi che sono impliciti nel quesito referendario. Se almeno ci avessero lasciato l’illusione di votare pro o contro il Presidente del Consiglio, pro o contro l’Europa. Questo quesito referendario nasconde un mare di questioni, nessuna visione bianca o nera. Bisognerebbe votare per il “Sì, però…” o per il “No, tuttavia…”. Oppure creare caselle apposite come “Ciononostante dico…”, o altre.

Aggiungici che, presentato come è stato presentato dai nostri politici, l’insidioso sopracitato quesito non sembra neppure una domanda vera e propria, ma un ricatto: “Se non voti così sappi che poi…”. Di poche cose siamo certi, una di queste è che entrambe le strade al bivio sono salti nel vuoto, con la complicazione di una legge elettorale non riformata che è come un coltello puntato alla gola.

Noi di FerraraItalia abbiamo deciso di lasciare ai talk e agli altri giornali tutta la retorica politically correct, le pagine equamente separate, i tempi attentamente cronometrati. Abbiamo chiesto a qualche nostro autore di fare ‘coming out’ allo scopo di svincolare il politicamente corretto e di confrontarci a carte scoperte. Non so se ci siamo riusciti, ma di sicuro potremo aiutare un po’ gli indecisi a formarsi un’idea, cambiare prospettiva, buttarsi.

Non sappiamo chi vincerà, noi speriamo solo di non perderci tutti.

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