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Consumi: in Emilia Romagna il 90% dei consumatori legge l’etichetta. Indagine presentata a Ferrara al convegno su etichetta ortofrutta

I cittadini emiliano romagnoli sono consumatori attenti a ciò che portano in tavola, con il 90% che al momento dell’acquisto legge l’etichetta degli alimenti. Lo rende noto Coldiretti Emilia Romagna sulla base di una indagine svolta sul sito “Alimenti e Salute”, sito istituzionale della Regione Emilia Romagna e dal Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (Sian) dell’azienda Usl di Ferrara e presentata oggi al convegno della Regione Emilia Romagna sull’etichettatura dei prodotti ortofrutticoli.
Si tratta di un buon segnale – commenta Coldiretti Regionale – in vista delle spese di Natale in cui il cibo, con oltre 300 milioni di euro spesi (dati 2016) per la festività natalizie, rappresenta la terza voce di bilancio familiare dopo i viaggi e i regali. Secondo i risultati dell’indagine, subito dopo la data di scadenza (76%) e l’elenco degli ingredienti (71%) l’informazione più cercata dagli emiliano romagnoli nell’etichetta è l’origine, con 2 consumatori su 3 (66%) che dichiara di cercare il Paese d’origine o il luogo di provenienza. Le informazioni contenute in etichetta, secondo i risultati dell’indagine, sono anche la guida alla scelta di nuovi prodotti: il 66% degli interpellati dichiara infatti di scegliere un prodotto nuovo proprio per le informazioni sulle etichette, il 47% per il prezzo e solo il 23% perché attratto dalla pubblicità o dal marchio.
Un emiliano romagnolo su due controlla la tabella nutrizionale, una scelta – secondo quanto ha detto al convegno il responsabile della sicurezza alimentare di Coldiretti regionale, Dennis Calanca – che testimonia l’attenzione al mangiare sano e ad una scelta consapevole e documentata, senza basarsi su un sistema di informazioni considerato fuorviante e incompleto, che si sta diffondendo con modalità peraltro differenziate in diversi Paesi europei, che rischia di pregiudicare una informazione corretta ai consumatori. Il riferimento del responsabile della sicurezza alimentare di Coldiretti regionale è al sistema delle cosiddette “etichette semaforo”, che classifica gli alimenti in base ai colori dal rosso (dannosi per la salute) al verde. Un sistema – ha ricordato Calanca – che con una semplificazione eccessiva colpisce prodotti come il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma e lo stesso simbolo della dieta mediterranea, l’olio extravergine d’oliva. Il bisogno di informazioni del consumatore sui contenuti nutrizionali – sostiene Coldiretti Emilia Romagna – deve essere soddisfatto nella maniera più completa e dettagliata, ma anche con chiarezza, a partire dalla necessità di adoperare segnali univoci e inequivocabili per certificare le informazioni più rilevanti per i cittadini. Il sistema di etichettatura a semaforo non informa, bensì condiziona la scelta del consumatore.
In merito all’origine, al convegno di Ferrara è stato ricordato che resta da etichettare con l’indicazione di origine ancora 1/4 della spesa alimentare degli italiani, dai succhi di frutta ai salumi, dalle confetture al pane, fino alla carne di coniglio. In particolare per i prodotti ortofrutticoli è previsto l’obbligo di indicare l’origine in etichetta per tutta l’ortofrutta fresca, ma non per tutti i trasformati (confetture, marmellate, succhi, sottaceti). Un discorso a parte per il pomodoro per cui, oltre al prodotto fresco è obbligatoria anche l’etichetta dell’origine della passata e il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, ha annunciato un decreto per rendere obbligatoria l’etichetta per tutti gli altri derivati del pomodoro (cubettato, pelati, fino ai sughi pronti), mentre è di soli due giorni fa la notizia che il Tar del Lazio ha bocciato il ricorso dei pastai contro il decreto dei ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima a partire dal febbraio 2018 sull’etichettatura della pasta.

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