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di Lanfranco Viola

Gentile Direttore,
come sempre accade, tutti cercano di infilare la parola “turisti” nei loro discorsi, poi nessuno riesce a fare “due più due uguale quattro”, quando esamina il tragico declino dell’industria dell’ospitalità a Ferrara.
Giovedì 12 dicembre è apparso su un quotidiano cittadino, a pagina 2, un articolo dal titolo “Spettatori e visitatori in calo. Crollano i musei e il Comunale”. Sottotitolo: “I dati dell’ufficio statistica del Comune disegnano un quadro allarmante”. Articolo con tanti numeri, ma senza nessuna analisi (come sempre), tanto per non esporsi troppo.
Di quei numeri ne riprendo qualcuno:
Nei musei i visitatori sono passati dai 199.846 del 2007 ai 147.091 del 2011 (prima del terremoto) cioè -52.751 pari a meno il 25% in soli 4 anni. Complimenti all’assessore ai musei.
Al castello Estense i visitatori sono passati dai 123.945 del 2007 ai 99.550 del 2011 (sempre prima del terremoto) cioè – 24.395 sempre meno circa il 25% in soli 4 anni. Complimenti ai funzionari (?) provinciali che gestiscono il castello.
Visto che tale calo di circa il 25% è analogo alla dimensione della disastrosa riduzione delle presenze turistiche in città, non credo che ci voglia un grande acume, per mettere in relazione i due fatti. Nessuno però lo fa, tanto meno l’estensore dell’articolo citato, anche perché se lo avesse fatto, avrebbe dovuto stabilire anche una seconda relazione tra tale drammatica riduzione e la inconsistente promozione svolta dagli enti locali negli anni in oggetto, a favore dell’industria turistica locale.
E’ stato proprio in questi anni che qualche Arci-esperto (ben retribuito) si è persino inventato la campagna pubblicitaria delle Emozioni Tipiche Garantite (vedi) che, costate oltre 250.000 euro, si sono rivelate un flop colossale.
Gli errori si pagano, prima o poi; peccato che a pagarne le conseguenze sia stata l’economia della città e sopratutto quella del suo centro storico.
Centinaia di migliaia di turisti in meno, nel corso degli anni, ha significato molte, molte centinaia di migliaia di acquisti in meno nei suoi negozi e ristoranti.
Desidero ricordare qui, se mai ce ne fosse bisogno, che i turisti, specialmente stranieri, non fanno acquisti ai supermercati delle Coop e non pranzano ai kebab.
Queste, fatte qui, sono (secondo me) le ovvie conclusioni a cui anche un giornalista non particolarmente ferrato sarebbe potuto giungere, con un po di onestà.
In presenza di tale grave lacuna, ho provato io a colmarla con queste brevi note, nella speranza che il suo nuovo quotidiano online voglia pubblicarle e vengano anche commentate.
Cordiali saluti
arch. Lanfranco Viola

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Redazione di Periscopio


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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