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di Carla Sautto Malfatto

S’impasta, con un cucchiaio di dolce e uno di spirito,
si stende la sfoglia, più sottile che si può;
si taglia a losanghe, sghembe, come l’amore che si divide
e si moltiplica nel verbo dell’imperfetto umano;
nell’olio bollente, un tuffo pericoloso
come ogni passo nato nel mondo,
e svelti a rigirare, per non bruciare troppo,
quando ad altro, alto, siamo destinati.
S’allarga il taglio, nello sfrigolio del patimento,
poi si scola dell’umore superfluo
e sulla carta, che ancora assorbe (mi verrebbe
da pensare a tutte le parole scritte, riversate)
emergono croccanti, sotto gli zuccheri di un momento,
il sorriso, il ghigno, lo sberleffo.

(Carla Sautto Malfatto-tutti i diritti riservati)

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