Home > INTERVISTE > DIALOGHI > Da Ferrara a Roma per inseguire il sogno di diventare attori

Da Ferrara a Roma per inseguire il sogno di diventare attori

Fabio e Pietro al Cpa di Ferrara

Da bambino Fabio voleva fare lo scienziato, il ricercatore oppure il medico, magari “l’inventore rivoluzionario”. Pietro, invece, sognava di diventare paleontologo.
Adesso Pietro Bovi e Fabio Baroni possono liberamente infilarsi nei panni di uno scienziato o di un paleontologo e di uno, nessuno, centomila altri personaggi. Dopo quattro anni di studio al Cpa – Centro preformazione attoriale – di Ferrara, i due giovani ferraresi ora hanno superato il provino alla scuola di recitazione TeatroAzione di Roma.
Pietro e Fabio sono stati scelti per frequentare la scuola privata di recitazione più importante di Roma, dopo il Centro sperimentale di Cinematografia e l’Accademia: aTeatroAzione si sono formati attori italiani come Elio Germano, Nicolas Vaporidis, Carolina Crescentini.
Pietro Bovi ha 19 anni, un diploma al liceo Ariosto e una passione per il montaggio cinematografico, il tennis, la poesia e la letteratura, la storia e la musica. Fabio Baroni ha un anno in più, un diploma al liceo Roiti, ama il calcio, la bicicletta, la musica e la lettura.
Ora vivono a Roma, sono colleghi, ‘compagni di scuola’, ma soprattutto amici per la pelle.
Ve li facciamo conoscere in un’intervista doppia, che racconta due ragazzi sorprendenti per la profondità della motivazione che li spinge, per sensibilità e simpatia. Chi li ha visti sul palcoscenico, poi, non ha potuto non applaudirne il talento.

Fabio Baroni

È Fabio a presentarci Pietro: “un grande amico conosciuto al Cpa e un grande attore da cui posso sempre prendere spunto e con cui riesco a lavorare in modo egregio, grazie alla forte sintonia che si è venuta a creare tra noi nel corso degli anni. Riusciamo a darci energia a vicenda e ci divertiamo molto insieme a scoprire Roma”.
Per Pietro “Fabio è un amico e un collega. Con lui ho condiviso quattro anni della mia formazione, i più importanti, al Cpa. Grazie al lavoro svolto a Ferrara, al legame che si è creato fra noi e alle soddisfazioni ottenute insieme, possiamo dire di essere uno la spalla dell’altro. Ci aiutiamo e collaboriamo in questa nuova avventura intrapresa insieme, proprio perché abbiamo vissuto assieme la nostra crescita come attori e come persone”.
Al Cpa di Ferrara – la scuola fondata dall’attore Stefano Muroni e diretta dal responsabile artistico Massimo Malucelli – Pietro ha incontrato “persone eccezionali, colleghi con cui ho condiviso una vocazione e un percorso indimenticabile; ho avuto l’opportunità di ricevere un’educazione indispensabile da professori preparatissimi, che sono diventati presto mentori e amici. Grazie a questa scuola ho partecipato alla mia prima esperienza lavorativa al Festival dei Quartieri dell’Arte, ho potuto frequentare corsi all’estero e condividere con ragazzi di altre nazionalità la passione che ci lega”. Anche Fabio al Cpa ha trovato “un gruppo fantastico con cui sono stato benissimo: si è venuta a creare un’amicizia forte che sussiste ancora. Ho conosciuto insegnanti bravissimi con i quali si è instaurato un rapporto di fiducia straordinario. E una rete di persone laboriose legate alla scuola che rappresentano per me un modello di impegno”.

Pietro Bovi

Facciamo un passo indietro: Pietro, dunque da piccolo voleva fare il paleontologo…
Quando avevo una mezza dozzina d’anni ricordo che mi piacevano così tanto i dinosauri da voler andare a estrarre i loro fossili dal terreno. Scoprire il mistero e portarlo alla luce. A 10 anni ho subìto la ‘folgorazione’ del palcoscenico. Ma fare l’attore è un po’ come fare il paleontologo…

Fabio e Pietro, quando avete scoperto la vostra passione per la recitazione?
Pietro: Nell’inverno del 2008, per il centenario della scuola materna di Porotto, fu organizzato uno spettacolo commemorativo al Giuseppe Verdi, il teatro del paese. Mi ritrovai sul palco, per una buona mezzora, a recitare la parte di Pinocchio. Mio zio interpretava Geppetto ed era in scena con me. Ricordo la sensazione che provai a stare sotto le luci, davanti alla platea; quella sensazione non mi ha più abbandonato. Lo stesso anno mi iscrissi ai corsi del Cicimbù, al Teatro Comunale.
Fabio: Ho scoperto di voler far l’attore cinque anni fa, in un momento della vita in cui ero insoddisfatto e non avevo idee chiare sul futuro. Seguì un periodo in cui guardavo continuamente film: immaginai di avere sempre una telecamera che mi seguisse per la casa e di essere parte di un set. La mia vita da quel momento cambiò e scoprii cosa avrei voluto fare negli anni a venire.

Che cosa significa essere ‘attore’?
Pietro: L’attore non è un mestiere per tutti, ma il divertimento è la sua cifra fondamentale. Recitare è innanzitutto un gioco, attraverso cui si crea un’occasione taumaturgica per stabilire un contatto con chi ascolta la storia che racconti. Accogliendo ciò che ogni nuovo personaggio ti dona, puoi accedere alla comprensione dell’altro; e al contempo ti avvicini ancor di più alla conoscenza di te stesso. Questo è sia il motivo per cui la gente va a teatro, e per il quale la professione dell’attore sopravvive in questa società dove si tende alla divisione, all’isolamento.
Fabio: Essere attore per me significa la possibilità di essere chiunque in qualsiasi istante ed in qualsiasi luogo; vuol dire avere la possibilità di raccontare cosa provo e comunicare le emozioni che porto dentro di me in diversi modi. Per me è una necessità.

Che cosa è più affascinante in questa professione? Che cosa è più difficile?
Pietro: La possibilità di scoprire, solo grazie all’esperienza e all’uso che fai di te stesso, la verità. Quella che accomuna tutti: la verità delle emozioni, del cuore.
Una simile fortuna è anche una difficile missione, poiché richiede il completo affidamento alla tua ‘incoscienza’, l’abbandono alla consapevolezza che si può diventare qualsiasi cosa, essere qualunque persona, senza dover pensare di avere una propria identità individuale.
Fabio: La libertà di potersi esprimere e dare i propri tagli personali a personaggi immortali come i protagonisti delle grandi opere teatrali e creare una connessione con loro. La cosa più difficile, che è al tempo stesso l’obiettivo, è trasmettere interamente al pubblico ciò che si prova sul palcoscenico.

Quali sono i vostri attori e film preferiti?
Pietro: Marcello Mastroianni è il mio modello storico. Tra i contemporanei, ammiro Ralph Fiennes, Matthew McCounaghey, Ian McKellen. Tra i miei film preferiti del secolo scorso metterei ‘La strada’, ‘8 e mezzo’ di Fellini, ‘Sciuscià’ di De Sica, ‘I mostri’ di Risi. Tra quelli di oggi, invece, ‘Il ritorno del re’ di Jackson, ‘Interstellar’ di Nolan e ‘Youth’ di Sorrentino.
Fabio: Tra i grandi attori del passato darei un posto d’onore a Gian Maria Volontè e Marcello Mastroianni, tra le attrici a Anna Magnani. Tra i contemporanei preferisco Leonardo DiCaprio e Meril Streep. I miei film preferiti del passato sono ‘Faccia a Faccia’ di Sollima, e ‘8 e mezzo’ di Fellini, mentre tra i più recenti scelgo ‘Shutter Island’ di Scorsese.

Con chi vi piacerebbe recitare?
Fabio: Prima di tutto con Leonardo DiCaprio e Pierfrancesco Favino. Ma ovviamente la lista sarebbe molto più lunga.
Pietro: Non ho mai pensato a un attore professionista in particolare, ma senz’altro mi piacerebbe lavorare con un regista del cinema d’autore come Sorrentino.

Raccontateci qualcosa della vostra ‘avventura’ a Roma…
Pietro: Da due mesi siamo nella capitale e non c’è mai stata una battuta d’arresto. Abbiamo passato due settimane a Vitorchiano, in provincia di Viterbo, per andare in scena all’interno del Festival dei Quartieri dell’Arte, diretto da Gian Maria Cervo. Una volta tornati a Roma ci siamo gettati a capofitto nel corso professionale di TeatroAzione; la preparazione prosegue con entusiasmo.
Fabio: Siamo arrivati pieni di energie e non si sono per nulla esaurite, anzi, siamo sempre più carichi. L’impatto con una grande città non è stato così drastico come immaginavamo, nonostante vi sia una differenza immane rispetto allo stile di vita a cui eravamo abituati. Abbiamo avuto due mesi pieni di sfide e stimolanti e procediamo sempre a testa alta.

E ora, quali sono i vostri sogni?
Pietro: Il mio sogno è continuare a seguire questa strada, ovunque essa mi porti. Fare l’attore mi ha portato ad essere ciò che sono, poiché da quando ho memoria è una volontà che porto dentro di me, qualcosa che mi renderà sempre felice.
Fabio: Avere l’umiltà e l’energia necessaria a migliorarsi, per capire che dagli altri c’è sempre da prendere spunto; mi piacerebbe essere fonte di ispirazione anche solo per una singola persona. E ovviamente affermarmi nel mondo dello spettacolo.

Qual è la ‘cosa’ più bella che avete trovato recitando?
Fabio: Le persone, dai colleghi agli insegnanti, dai giornalisti ai professori: molti di loro sono ora amici fedelissimi con cui amo trascorrere il mio tempo. È stato importante inoltre scoprire quello che ero in grado di sentire, di fare, e trovare il coraggio di mettere in pratica tutto, di perseguire ciò che amo fare.
Pietro: Me stesso. Ho trovato sempre più me stesso, giorno dopo giorno, copione dopo copione, prova dopo prova. Ma per farlo ho avuto bisogno di altri attori accanto a me, di condividere questa magica emozione con qualcun altro. Fra attori s’instaura una magica e profonda fratellanza, ed è il regalo più bello che ho ricevuto da questo mondo.

Commenta

Ti potrebbe interessare:
malucelli-foné
L’APPUNTAMENTO
Torna il Fest, la festa del teatro e di chi lo fa
Ferrara è un palcoscenico: Off, Nucleo, Fonè e Ctu animano la scena
Dal teatro al cinema: un viaggio fra due mondi.
tindaro-granata-occhiobello
A Occhiobello in scena la mostruosità del crimine