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Dalla famiglia alle famiglie: fenomenologia di una mutazione in atto

di Cecilia Sorpilli

Non esiste un modo di essere e di vivere che sia il migliore per tutti […] La famiglia di oggi non è né più né meno perfetta di quella di una volta: è diversa, perché le circostanze sono diverse.

Èmile Durkeim

Unioni civili, famiglie ‘allargatissime’ o ‘ristrettissime’, coppie miste, divorzi che diventano guerre all’ultimo sangue, convivenze brevi o a lungo termine. La famiglia sta scomparendo? Anche le fiction della tv, ‘I Cesaroni’ o ‘Un medico in famiglia’, tanto per citarne alcune, ci mostrano un modello di famiglia molto distante da quello a cui siamo sempre abituati a pensare e alcuni, soprattutto i più nostalgici, potrebbero concludere che la famiglia non esista più. Niente di più sbagliato! Semplicemente il concetto di famiglia sta evolvendo e mutando come evolve e muta la società.
Anna Laura Zanatta, docente di Sociologia della famiglia presso l’Università La Sapienza di Roma, autrice di numerosi saggi sul tema, sostiene che vi sia una scissione tra strutture e relazioni familiari e che la famiglia, nella vita individuale, tenda a passare sempre più da esperienza totale e permanente in esperienza parziale e transitoria. Per questo, nel libro ‘Le nuove famiglie’, afferma: “possiamo vedere l’instabilità familiare come uno degli aspetti dell’instabilità dell’intera società di oggi, definita da autorevoli sociologi come società del rischio o società dell’incertezza”.

Notare che oggi si parla sempre più di famiglie e non di famiglia al singolare perché emerge una molteplicità dei modi di vivere insieme e di esperienze relazionali che l’individuo può sperimentare nel corso della propria esistenza. L’uso del plurale ‘famiglie’ chiarisce che non vi è in atto una dissoluzione o crisi irreversibile, ma una trasformazione.
Nel passato la famiglia non era immune da instabilità, ma tale instabilità era causata da eventi ineluttabili o involontari, come un lutto, che non mettevano in discussione il matrimonio come istituzione. Oggi invece il moltiplicarsi delle forme familiari e l’instabilità che spesso le caratterizza sono originate da scelte volontarie dei soggetti, a livello individuale o di coppia, come la scelta di separarsi e ricostruirsi una vita fuori dal matrimonio.

Numerosi autori oggi cercano di indagare gli elementi economici, sociali, culturali, che contribuiscono a mettere in discussione il modello tradizionale di famiglia nucleare e che allo stesso tempo spiegano l’emergere delle nuove forme familiari. Maria Caterina Federici, professore ordinario di Sociologia all’Università di Perugia, afferma che sul mutamento della famiglia influisce la trasformazione delle “morfologie abitative” che permette alla coppia di essere autonoma e indipendente dalla famiglia di origine sia perché sceglie di vivere in altro luogo, sia per le abitudini e la cultura che costruisce per il nucleo formato. Secondo Piergiorgio Sensi, filosofo e docente di Teologia Morale Fondamentale presso la Scuola diocesana di Teologia ‘Leone XIII’ di Perugia, nell’epoca attuale, definita ‘modernità liquida’ da Zygmunt Baumann, anche i rapporti tra i sessi assumono la caratteristica della liquidità fuggendo dal consolidamento, dall’assumersi un impegno e una responsabilità nel lungo periodo. Inoltre l’inserimento della donna nel mondo del lavoro comporta che le madri abbiano meno tempo da dedicare ai figli e che, spesso, il padre non riesca a supplire sia temporalmente che affettivamente al vuoto generato dall’assenza della madre. Questo porta le famiglie a rivolgersi sempre più spesso ad agenzie formative extradomestiche a cui i genitori finiscono per delegare molti dei loro oneri educativi. Infatti Luigi Pati, preside della facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, afferma che “si assiste ad un depotenziamento socio educativo della famiglia che ha creato una vera e propria dipendenza dai cosiddetti ‘esperti’, incaricati di risolvere qualsiasi problema”.

Accertato che la famiglia non corre il rischio dell’estinzione constatiamo semplicemente una mutazione. Non a caso Alessandra Gigli, ricercatrice in Pedagogia generale e sociale e docente di Pedagogia delle famiglie, Pedagogia generale e sociale e Pedagogia della comunicazione e della gestione dei conflitti presso la Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione Università di Bologna, intitola il proprio volume ‘Famiglie mutanti’. La mutazione di cui parla Gigli racchiude in sé una pluralizzazione delle forme familiari che non per forza deve essere visto come elemento negativo. Vanna Iori, Professore Ordinario di Pedagogia Generale e sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nel libro ‘Separazioni e nuove famiglie: l’educazione dei figli’, afferma che “l’universo familiare assume sempre più l’aspetto di una ‘costellazione di famiglie’ eterogenee nella composizione, nella tipologia, nei vincoli relazionali, nei fini e nei modi dell’educazione dei figli”.

La frammentazione che connota oggi le famiglie italiane non crea solo una differenziazione e moltiplicazione delle strutture, ma anche dei bisogni, degli stili di vita, dei consumi, dei rapporti con il sistema di welfare e con il mondo del lavoro. Per comprendere al meglio struttura, funzionamento, criticità e risorse della famiglia odierna è opportuno focalizzare l’attenzione sulle principali tipologie in cui essa si estrinseca: famiglie ricostituite, monogenitoriali, ricongiunte, famiglie di fatto, coppie miste.

Nelle prossime settimane verrà dedicato un articolo di approfondimento ad ogni tipologia familiare per comprendere al meglio peculiarità, punti di forza e di criticità delle diverse costellazioni che compongono l’universo famiglia.

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