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Franciacorta, le mille bollicine cru

DI VINO
Franciacorta, le mille bollicine cru

La Francia non c’entra nulla. Franciacorta sta per “corte franca”, a indicare quei territori che nell’uso medievale erano affrancati dall’onere delle gabelle a seguito delle franchigie concesse alla popolazione dai monaci cluniacensi (benché qualcuno ci ricami, tirando in ballo il passaggio delle truppe francesi di Carlo Magno alla metà dell’ottavo secolo). Storia a parte, oggi il suo nome è sinonimo di bollicine. In questo anfiteatro naturale incorniciato dalle colline moreniche a sud del lago d’Iseo si produce infatti un vino spumante fra i più noti e apprezzati a livello nazionale e internazionale. Una meritata fama, acquisita in un tempo relativamente breve. E’ infatti dai primi anni Sessanta che si supera la fase dell’autoconsumo e la produzione ha impulso con la nascita delle prime cantine, mentre il riconoscimento della denominazione di origine controllata risale al 1967. I quantitativi sono oggi significativi: oltre 15 milioni di bottiglie nel 2014 in un territorio di 24mila ettari, tremila dei quali riservati a vitigno con viti allevate a spalliera, ove operano 122 cantine e si contano circa 400 differenti etichette. L’80 percento della superficie è coltivata a Chardonay, il 15 percento a Pinot nero, il restante 5 percento a Pinot bianco.

Sei differenti ‘terroir’ marcano l’eterogeneità del territorio, delle condizioni climatiche e della composizione chimica dei terreni. La produzione media è di cento quintali per ettaro con una resa del 65 percento che si traduce in 8.600 bottiglie. Monica Faccincani, enologa che opera per il consorzio di tutela del Franciacorta, è stata di recente ospite della sezione ferrarese dell’Organizzazione assaggiatori vino. Con grande competenza e passione ha raccontato tutto di questo straordinario vino spumante, segnalando come l’eccellenza sia frutto di grande cura e mille accorgimenti, a partire per esempio dall’utilizzo di piccole cassette di raccolta (massimo 18 chili) per preservare l’integrità del frutto.

Nell’uvaggio predomina lo Chardonay, con il Pinot bianco consentito sino a un massimo del 50 percento. “Le mutate condizioni climatiche fanno sì che negli ultimi anni si sia incominciato a vendemmiare già ai primi di agosto o al più tardi per ferragosto e in periodi concentratissimi. Gli spumanti – ha sottolineato Monica Faccincani – impongono una raccolta precoce perché le uve devono conservarsi ancora parzialmente acerbe. La tempistica è poi ulteriormente condizionata dal fatto che lo Chardonay in particolare è un vitigno che matura prima degli altri”.
Per il Franciacorta, come per ogni altro spumante, in etichetta l’annata compare solo se il vino ha una base perlomeno dell’85 per cento di uve provenienti dalla stessa vendemmia: si parla allora di millesimato che, nello specifico disciplinare di questo spumante, prevede almeno 30 mesi di invecchiamento. Quando la scarsità del raccolto o le insoddisfacenti condizioni organolettiche del frutto impongono invece di eccedere la quota consentita (del 15 percento) di uve di annate diverse, allora l’anno di produzione non compare. D’altronde l’assemblaggio con uve di differente provenienza (annata di vendemmia, o anche vigneti e cru) garantisce un costante standard di qualità.
Da notare come il Franciacorta sia spumantizzato esclusivamente con l’ausilio dell’affascinante metodo classico, che prevede la rifermentazione in bottiglia e la successiva sboccatura dei lieviti.

Varie sono le proposte, in relazione alla concentrazione di zuccheri. Si hanno quindi Franciacorta ‘pas dosé’ (‘non dosato’ se lo zucchero è inferiore a tre grammi per litro), extra brut (meno di sei grammi), brut (meno di 12), extra dry (fra 12 e 17), sec o dry (tra 17 e 32) demi sec (fra 32 e 50). Oltre ai tradizionali, del Franciacorta si può apprezzare il ‘satèn’ o (blanc de blanc) prodotto esclusivamente da uve bianche, quindi senza apporto di Pinot nero, e imbottigliato a bassa pressione per garantire una percezione morbida, vellutata e cremosa. In contrapposizione, ecco invece il ‘rosè’ con una presenza di Pinot nero non inferiore al 25 percento.

Gli ospiti dell’Onav, in occasione dell’ultima serata riservata agli appassionati prima della pausa estiva, hanno potuto apprezzare, accompagnati dai piatti del ristorante Le Querce del Cus, vari interessanti Franciacorta, marcatamente diversi fra loro, fra cui un ‘brut’ di Corteaura, un ‘satin’ di Ferghettina e un 2008 dello Sparviere, tutti Chardonay in purezza; nonché un extra brut di La Valle e un rosè del Barone Pizzini, frutto entrambi di Pinot nero al 100 percento.

passerella-christo-lago-iseoSpumanti, questi del Franciacorta, che meritano di essere degustati in loco. Il paesaggio è piacevole: il lago, i colli Morenici, il solitario monte Orfano (non a caso così battezzato) che spicca come solitaria vetta nella pianura, con le Alpi Retiche che si ammirano all’orizzonte orientando lo sguardo verso est. In questo periodo, poi, una gita è particolarmente consigliata poiché si potrà godere di un’opportunità irripetibile: passeggiare fra la sponda del lago di Iseo sino a Monte Isola – la più vasta isola lacustre d’Europa, che conta quasi duemila abitanti – grazie all’installazione (composta di basi galleggianti) del celebre artista bulgaro Christo. Ma solo dal 18 giugno al 3 luglio.

Per l’autunno invece, oltre alle tradizionali cene con degustazione, Lino Bellini e la sua band di esperti enologi hanno riservato agli appassionati un corso di affinamento del gusto per scoprire e imparare ad apprezzare appieno la cultura e tutti i piaceri del vino.

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