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Senso e consenso
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Sfogliando i giornali m’imbatto in un’immagine terrificante. Una quasi bambina dai capelli rossi si stringe disperata a una gamba maschile in cerca di protezione. Ecco, penso, una efficace immagine contro la pedofilia. In realtà si tratta della pubblicità di una nota marca di scarpe sportive, quelle scarpe idoleggiate nella immortale canzone di Enzo Jannacci ‘El purtava i scarp del tennis’. Si sa che gli italiani di fronte allo sport sono capaci delle più grandi (ma a volte anche immonde) azioni, quelle di un popolo fatto di eroi, santi e …sportivi. Ecco allora che mentre giustamente si celebrano i riti del primo posto in classifica della mai dimenticata Spal, mito assoluto anche di un grandissimo italianista come Lanfranco Caretti, non si esita a disertare l’aula quando la proposta sul biotestamento approda alla Camera. Carattere nazionale? Non so.
Quello che appare evidente nel momento dello sgretolamento del Pd, nei tumulti napoletani contro il comizio di Salvini, nelle apparizioni del Silvio nazionale abbronzatissimo, ma ormai postato come la statua colossale di Ramesse II rinvenuta alla periferia del Cairo, è che il popolo italiano ha due fondamentali rifugi alla pericolosa situazione politico-economica del paese: lo sport e le sagre.
Così al lunedì chiedere letture diverse da quelle sportive a tutti i giornali italiani è impresa disperata. Spariscono le condizioni stesse di un commento non sportivo. Nei giornali che solitamente leggo invano chiedo conforto alla ‘amaca’ di Serra o alla cronaca del Lingotto e all’analisi del discorso di Emma Bonino, scaturite dalla penna di Francesco Merlo. Nein! Si deve solo soffrire o godere a seconda dei casi. Resterà o no il mister se la squadra ferrarese raggiungerà le vette della serie A? Col caldo l’amico assessore allo sport dismetterà la potente sciarpa bianco-azzurra? Sarò consolato ancora dai selfie di mezza amministrazione comunale scattati allo stadio?
Boutade strepitosa, sulla ‘amaca’ del 14 marzo: “Ben al di là delle idee politiche, quello che spaventa in Erdogan è che sembra De Laurentis dopo una sconfitta del Napoli”. La perfetta corrispondenza tra calcio e politica nei suoi aspetti più virulenti mi sembra azzeccatissima. Del resto basta leggere la Satira preventiva del solito Serra su ‘L’Espresso’ per renderci conto di come il binomio calcio-politica sia ormai un dato di fatto. Qui è B. che è in trattativa per la vendita del Milan al ‘magnate tonchinese’ Sun Mi. In realtà si tratterebbe della stessa persona ipotizza il perfido Serra: “Usciva Berlusconi e riappariva un cinese sorridente, dicendo ai giornalisti: piacere, Sun Mi”.
Questo è in fondo la qualità dello sport, questo è ciò che si richiede da una comunità sana che non insulta, non picchia, non si propone minacciosamente a dirimere le debolezze indubitabili di quartieri a rischio con marce, proclami, urla imitanti le grossolane manifestazioni della curva Sud.

Ma le sagre! Quelle sì che placano, confortano, inducono alla serenità. Leggo compiaciuto del successo del Misen, la fiera sulle sagre, delle quantità industriali di assaggi e assaggini consumati dalla folla festante. E, dunque, che sagra sia!
Ma da inguaribile radical-chic, secondo i non troppo velati insulti inviatimi su fb (ma attenzione io stesso rivendico come ‘stemma’ di differenziazione all’attuale stasi politica l’appartenenza al mondo radical-chic), e da ‘uomo di mondo’, secondo le logore perifrasi politiche, mi guardo intorno e scopro il deserto: di idee, ma soprattutto di cultura.
Le cronache cittadine sono ora scosse dalla notizia che la soprintendenza rifiuta l’esposizione degli ombrelli colorati che oscillavano appesi in Via Mazzini, la via dello shopping ferrarese. Che la motivazione sia più o meno giusta – ragioni di decoro, manifestazione obsoleta e via chiacchierando – a me appare un piccolissimo problema rispetto a quelli ben più gravi che tuttora scuotono l’opinione pubblica. Non è forse meglio veder sventolare gli ombrelletti sopra le nostre teste che permettere quel vergognoso a mio parere, ma non solo mio, cosiddetto incendio del Castello? Una manifestazione pericolosa e inutile, specie per il trasferimento dei quadri custoditi all’interno del monumento. In questo caso, ripeto sempre a mio parere, la soprintendenza ha mancato ‘di molto’ – alla toscana – al suo compito.

Poi finalmente tutto si chiarisce e si depura, assistendo al concerto che la divina Martha Argerich e il non meno mitico Mischa Maisky ci regalano al Teatro Comunale. Nonostante il lieve russare che una signora orientale seduta dietro me produce in un nirvana atemporale, la performance dei due geni produce felicità pura, assoluta bellezza e, come commentava il Prefetto, di fronte alla loro grandezza riusciamo ad accettare la mediocrità in cui viviamo, riconoscendo il senso di quella genialità che gli antichi attribuivano agli dèi. E nell’impetuoso scuotere delle bianche chiome del violoncellista, nel manto grigio azzurrino dei capelli della Divina nella gestualità perfetta riusciamo finalmente a capire che solo la bellezza potrà salvare il mondo. Una bellezza che deve essere etica dove il bello e il buono confluiscono. Così dopo la generosa elargizione di ben quattro bis i due geni si accomiatano seguiti dalla giovinetta adiuvante a voltar pagina a Martha nel suo vestito a palloncino dove le calze nere lasciavano intravvedere una piccola porzione di pelle bianca .
E sull’onda di un’altra canzone potremmo concludere: “E’ primavera.. Svegliatevi cervelli…”.

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