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Milano sì, Roma no

ECOLOGICAMENTE
Milano sì, Roma no

Notizia di questi giorni: Milano è la seconda città d’Europa (pare dopo Vienna) per la raccolta differenziata. Sono a quota 54%; bravi. Sono senza cassonetti e hanno importanti impianti sia per riciclare che per incenerire. Anche a Torino hanno chiuso la più grande discarica pubblica d’Italia e hanno costruito il più recente inceneritore. A livello regionale la percentuale di raccolta differenziata maggiore è però in Veneto (67,6), Trentino Alto Adige (67%) e Friuli Venezia Giulia (60,4%). Ma torniamo al livello europeo. L’anno scorso (su dati 2014) Atia Iswa ha fatto una interessante ricerca sulle principali città europee presentando i seguenti dati:
– Parigi, dati 2014: recupero energetico al 70%. Raccolta differenziata al 18%, Il servizio di raccolta e trattamento rifiuti è esternalizzato dal Comune di Parigi ad aziende private all’85% e costa in media 90 euro ad abitante. La tassa sul servizio rifiuti che finanzia l’intero servizio (incluso lo spazzamento), è pari, in media, a 121 euro l’anno per abitante.
– Berlino, propria azienda 100% pubblica. Raccolta differenziata al 39% (2015). Capacità di trattamento del 100% in impianti presenti nel proprio bacino di riferimento, soddisfacendo pienamente il principio di prossimità. Al 39% il recupero termico dei rifiuti. I costi del servizio coperti dalla tariffa puntuale, quota fissa e sulle frequenze degli svuotamenti stabiliti dall’utente. I costi di raccolta e trattamento degli imballaggi è svolto da aziende private selezionate con procedure di appalto pubblico competitivo. Costi medi del servizio 74€ per abitante.
– Vienna, recupero energetico al 60% del 2015. La raccolta differenziata al 32% (dunque non è la prima…) mentre solo il 18% dei rifiuti, per lo più scorie da incenerimento e inerti, vengono smaltiti in discarica (601 kg pro-capite). Il sistema di tariffazione puntuale calcolato sulla base del volume dei contenitori e la frequenza di svuotamento (si passa da 4,41€ per contenitore da 120 litri a 176,40€ per il cassonetto da 4.400 litri). La raccolta degli imballaggi e dei rifiuti elettronici è a carico dei recuperatori che ne sostengono gli oneri economici. L’affidamento del servizio è 100% pubblico.
– Varsavia, ricorso massivo alla discarica al 63% dei rifiuti prodotti. La raccolta differenziata si attesta attorno al 20%, i restanti rifiuti vengono prevalentemente trattati in impianti di selezione meccanica o di recupero biogas. L’affidamento del servizio di raccolta e trattamento avviene tramite gara pubblica ogni tre anni e per il triennio 2014-2017 è stato affidato a tre aziende diverse.
– Roma, 603 kg pro capite; raccolta differenziata al 43% del 2015; il “porta a porta” offerto al 30% della popolazione e la raccolta stradale con cassonetti per il restante 70%. Tariffa 162 € per abitante/anno.
Ma ci dobbiamo credere ai dati di Roma? La situazione romana risulta essere ben più critica. Ci sono 5 mila tonnellate al giorno da smaltire, di cui 2 mila differenziati e 3 mila indifferenziati che dovrebbero andare per un terzo nell’impianto di trattamento meccanico biologico di Ama, altrettanto in un impianto privato e gli altri ad Aprilia, Frosinone e Abruzzo; però si parla anche di altri impianti (in Emilia Romagna, Puglia e Lombardia) oltre a Portogallo, Bulgaria e Romania (fonte articolo Repubblica del 30 luglio).
In sintesi la situazione è complessa e ci sono problemi ovunque, anche nel resto dell’Europa. In media in Europa infatti si sprecano il 16% degli alimenti. Lo dice lo studio Lost water and nitrogen resources due to EU consumer food waste che ha analizzato i dati statistici provenienti da sei stati membri, Regno Unito, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Germania e Romania, dove modelli di consumo sono molto diversi a causa di differenti stili di vita e potere d’acquisto (per altri stati non è stata possibile l’indagine a causa delle lacune di dati). Per l’analisi sono stati considerati sia i rifiuti alimentari generati a livello familiare (principale) che i rifiuti generati nel settore della ristorazione (ad esempio, ristoranti e scuole). I dati evidenziano come gli europei sprechino una media di 123 kg pro capite all’anno di cibo, quasi l’80% (97 kg) di questi sarebbe evitabile in quanto è commestibile che si traduce in 47 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari evitabili ogni anno. Verdura, frutta e cereali sono sprecati più di altri gruppi alimentari in quanto tendono ad avere una durata più breve e sono spesso troppo acquistati.

Dato che ho citato anche qualche dato tariffario e poichè il tema sarà di grande attualità anche a Ferrara per l’avvio il prossimo anno della tariffa puntuale, credo possa interessare il confronto di quanto si paga in Europa e in Italia. Il C.R.E.E.F, Centro Ricerche Economiche Educazione e Formazione Federconsumatori ha realizzato un primo report della IX indagine nazionale sui “Servizi e Tariffe Rifiuti”, in cui sono stati presi in esame gli importi della TARI 2015 nelle 90 su 104 città capoluogo. A grandi linee per un appartamento di 100 metri quadri con un nucleo familiare di 3 persone il rapporto evidenzia un aumento medio nel quinquennio 2010-15 del 21,49% (pari a +51 euro), a fronte di un’inflazione nazionale nello stesso lasso di tempo del +7,5% (dato ISTAT). La spesa media nazionale riferita alle 104 città campione è di 287 Euro.

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