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Elezioni 2018: un’interpretazione di genere

di Roberta Trucco

All’indomani delle elezioni nazionali tento una mia personale lettura.
Cercare di mettere in parole quello che succede per me è un’azione di sopravvivenza, mi permette di guardare al futuro con speranza.

Da qualche giorno assistiamo a dibattiti politici televisivi tutti concentrati sulle virgole e le parole, in particolare quelle di Renzi, seguite ai risultati elettorali. Come donna quello che mi colpisce è il livello delle analisi degli ospiti, quasi tutti maschili: analisi che sembrano telecronache di un partita calcistica non ancora terminata e in cui il risultato è in bilico, con urli da tifoseria alternati alla ‘poetica’ retorica della palla che rotola più da un lato che da un altro perché si è usato un aggettivo piuttosto che un altro. A #cartabianca poi finalmente Lucia Annunziata si è arrischiata a dire che viviamo in un periodo storico post-ideologico incapaci di dare un volto chiaro agli scenari futuri: questa mi pare l’unica riflessione interessante. Riflessione che però viene da lontano e ha una genesi: il gruppo di donne intellettuali che lanciarono l’appello di ‘Se non ora quando?’ La partecipazione straordinaria a quella piazza mostrò quanto fosse al capolinea un sistema patriarcale di pensiero, di organizzazione sociale, politica, culturale, religiosa, nonché dei meccanismi democratici, incapaci di includere le donne, le loro parole e soprattutto il loro enorme apporto culturale. Ma quella evidenza fu accantonata subito dopo. Donne che rappresentano più del 50% della popolazione mondiale, in una democrazia rappresentativa sono ancora una minoranza raramente ascoltata.
Nulla, anche l’altra sera in breve si è tornati a parlare di Renzi, di pancia di popolo.

Eppure è un fatto: il futuro delle democrazie occidentali, cosa si intende per democrazia, quali i meccanismi che la garantiscono, come devono essere suddivise le rappresentanze, sono i nodi complessi da sbrogliare in tutto il mondo e curiosamente quanto sta accadendo in Italia ne è la fotografia evidente.
Demos-crazia, potere al popolo. Il popolo oggi assiste frustrato all’impossibilità di vedere palesato nella organizzazione istituzionale il suo volere. Frustrazione che noi donne conosciamo molto bene! E non è solo la legge elettorale la causa della possibile paralisi o l’arroganza dei leader (anche se certamente una buona parte di responsabilità risiede li), ma il fatto che le appartenenze religiose, sociali, economiche, politiche, partitiche, di genere, hanno perso i loro confini consueti . È come se le identità dei singoli e delle comunità fossero diventate opache e ci trovassimo in una babele dove non ci capiamo più neanche tra simili. Ascoltiamo lo stesso discorso e ne abbiamo interpretazioni quasi inconciliabili. Si ha la percezione di passare da una dittatura a un’altra, senza alcuna mediazione creativa. Il dialogo rispettoso, ma capace di agire il conflitto, una reminiscenza lontana. Credo che una grande responsabilità di tutto ciò sia da addurre agli intellettuali, quelli riconosciuti e a cui i media fanno da cassa di risonanza. Il loro mestiere: dedicare tempo, pensiero, cultura, dibattiti perché si sviluppi il terreno fertile per la nascita di nuove forme di aggregazione e la costruzione di nuovi immaginari. Considerato dalle società sane e illuminate da sempre una risorsa irrinunciabile, è da tempo un lavoro asservito al potere e alle logiche del mercato. La straordinaria mole di pensiero femminista e femminile (quello anche delle donne prima del momento storico a cui si dà il nome di femminismo) da molto tempo invece racconta con studi autorevoli la trasformazione che ci troviamo a vivere, ma rimane ai margini, patrimonio solo di chi lo studia da tempo. L’arroganza maschile si palesa nell’indifferenza da sempre mostrata a questo sapere. Sapere che altera dalle fondamenta i rapporti di potere mostrando le inaccettabili diseguaglianze delle nostre società ‘evolute’.

Ma le donne si stanno organizzando e l’onda femminista non si arresta. Per me oggi l’unica bussola da seguire in questo mare in tempesta.

Chi siamo
Il gruppo Molecole è un momento di ricerca e di lavoro sul bene, per creare e conoscere, scoprendo e dialogando altre molecole positive e provare a porsi come elementi catalizzatori del cambiamento. Nasce agli inizi del 2016 a Casanova Staffora, dall’esigenza di supportare le persone nell’esplicazione delle proprie potenzialità e successivamente costruire processi di associazione e interazione, poiché ogni molecola, aggregandosi, potrebbe generare un corpo finito ed operante, una parte viva e attiva della società, diventando elemento di speranza e di pressione.
Il gruppo si riunisce ogni due mesi presso la sede di Ce.L.I.T. a Santa Margherita di Staffora (provincia di Pavia). Fra i temi affrontati: studio e dibattito sulla Burocrazia, studio e invio di un questionario allargato sulla felicità, sul suo significato e visione. E’ aperto a contributi e collegamenti con altre esperienze analoghe.

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