Home > IL DOSSIER SETTIMANALE > LONTANI DA CASA - n.7 DEL 17/07/17 > C2_7 > Emergenza immigrazione: un cul de sac tra demagogia e realtà

Ma dove ci siamo infilati? C’è sgomento, rabbia, sfiducia, sospetto; una fila di interrogativi che cercano disperatamente una risposta plausibile che non c’è. Siamo arrivati al parossismo, che non è una bella posizione. Manca chiarezza, manca un faro, una bussola, un timone che convinca che quello che stiamo facendo è giusto, condivisibile, intelligente e onesto. Non è più sufficiente quel ‘politically correct’ che metteva tutte le coscienze a posto, dava quelle garanzie pseudo-morali che occorrevano, fino poco tempo fa, a sentirsi bene, brava gente, buoni esponenti di un’umanità più fortunata, cittadini retti e esseri umani solidalmente presenti. No, non basta più. La solidarietà vera nasce spontanea perché deve essere sentita nel profondo e può nascere solo se una collettività ci crede, si regolamenta, prevede conseguenze, anticipa bisogni, provvedimenti, necessità e risorse reali. E soprattutto se i responsabili di una collettività hanno la necessaria ed equilibrata visione del problema e dell’impatto su sensibilità, sentimenti e sentori diversi che ne complicano o ne rallentano la risoluzione. Non è facile né scontato dire di sì a un’accoglienza totale incondizionata di un’ondata di immigrazione di cui non si sa nulla, come non è semplice negare accoglienza e ospitalità a esseri umani che arrivano nel nostro Paese in condizioni di ‘ecce homo’. Si sta chiedendo una consapevolezza, una fiducia, una predisposizione che a volte stride con i problemi che stiamo vivendo al nostro interno e rischiano di farci implodere. Non è così che ci si appresta a ricevere gente che lascia i propri Paesi devastati dalla guerra, privi di prospettiva e pianificazione sensata, rovinati da dittature deposte da giochi internazionali e lasciati al caso, ombre di società allo sbando. E rimangono sospetti e oscurità su chi ha ‘diritto’ ad un’ospitalità dovuta e chi, invece, rappresenta un ‘pericolo’ clandestino. Legittimo, se si pensa che siamo in stato di allerta, ma non totalmente giustificabile moralmente. Si stanno creando dinamiche di convivenza che si prestano a qualunque interpretazione e i mass media sguazzano implacabili in questo mare mosso cavalcando onde e sfruttando venti per vendere ciò che più è spendibile. Demagogia e populismo mediatico da incantatori di serpenti fomentano un malumore ormai al limite e tengono in mano una grande rappresentanza dell’opinione pubblica diffidente, scettica, impaurita, arrabbiata, spesso rancorosa che manca ormai di una visione dei problemi che lasci spiragli a sana reattività e positività. Occorre informazione onesta per creare opinione onesta, serve un dibattito che sia realmente costruttivo e non il ring al quale siamo ormai abituati per quel quotidiano assistere allo screditamento ingiurioso reciproco per appartenenza a correnti di pensiero ed opinione differenti. Una mediazione difficile, utopica per molti, ma percorribile nei termini di rispetto dell’essere umano in condizioni di disperato bisogno. Un principio che superi le bieche strumentalizzazioni molto facili da assecondare e che garantisca allo stesso tempo il cittadino che chiede solo di essere tutelato e ascoltato. Responsabilità nazionali e transnazionali, coordinamento e corrette relazioni tra governi, proporzionalità nella condivisione dell’emergenza, riconoscimento e autentico sostegno a coloro, come l’Italia, che affrontano in prima linea questa guerra tra poveri senza soluzione di continuità, ecco le grandi sfide che ci attendono nell’immediato futuro e che chiedono urgentemente risposte concrete e non vaghe giustificazioni.

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