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Ferrara nega il suo fiume

Da Sergio Bulzoni

La storia del “fiume ferrarese”, ovvero di come utilizzarlo, percorre tutto il ‘900, se ne iniziò a parlare in modo programmatico tra la fine del 1935 e l’autunno del 1937 quando vennero stilati i cosiddetti piani autarchici e prefetto di Ferrara era Festa. Da allora in poi è stato tema di propaganda politica, di speculazione edilizia e ambientale, di temerari progetti poi naufragati. Dall’adeguamento del Volano ai natanti di classe IV tra il ’50-’60 per merito dell’operosità dell’onorevole Natale Gorini, deputato della Democrazia Cristiana dal 1948 al 1958, al fantomatico progetto (anni ’90) di un collegamento ‘chimico’ Ferrara-Ravenna, che prevedeva la costruzione di un canale nella valle del Mezzano. Con l’avvento del nuovo millennio viene ripresentato un nuovo progetto di come utilizzare il nostro fiume. Apparve come un progetto di successo, ma era terribilmente vecchio, congegnato da una classe dirigente abulica che guardava il futuro con gli occhi di un passato lontano, lontanissimo, defunto.

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