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Le storie parallele: scampoli di felicità o isole disintossicanti?

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Le storie parallele: scampoli di felicità o isole disintossicanti?

Storie parallele che durano anni oppure pochi giorni, lettrici e lettori raccontano le loro evasioni dalla quotidianità.

Segreto e straordinario

Cara Riccarda,
leggendo di Clementina e Erri ho pensato ad una amica: il suo grande amore era (è e resterà) uno, peccato che non sia quello con cui condivide la vita quotidiana perché lui prima di conoscere lei era promesso sposo e, seppur rimandando il matrimonio, alla fine ha scelto l’altra. Con queste premesse però loro non hanno mai smesso di vedersi, unendo occasioni di lavoro a giorni via da casa e lei anni fa mi disse che questi giorni erano per entrambi la “dose di aria” per poter vivere serenamente. Non ne ho la certezza, ma credo trovino ancora le occasioni per vedersi e in ogni modo lui è sempre presente nei discorsi di lei. In maniera un po’ schizofrenica si sono creati una dimensione di vita parallela, da cui entrano ed escono abilmente e ad una mia esplicita domanda “ma non ti manca una quotidianità/normalità con lui”, lei mi rispose “credo che nel quotidiano non lo potrei sopportare”.
M.

Cara M.,
penso esistano condizioni, che possono durare anche molto a lungo, in cui si decide di riservare il meglio di sè a qualcuno. La tua amica ti ha dato una risposta molto vera: il quotidiano non è quasi mai una passeggiata serena e allora la ‘dose d’aria’ di cui scrivi, perchè la dobbiamo inquinare? Se troviamo una persona che ci fa stare bene al fuori della nostra routine, perchè non accoglierla? Direi soprattutto per un motivo che va oltre il brivido del momento: quando ci accorgiamo che parti di noi, che non avevamo mai scorto, escono solo con certe persone, dovremmo considerarlo un regalo. Poi magari le storie finiscono, ma i regali restano.
Riccarda

Un’isola felice

Cara Riccarda,
è successo, succede di essere travolti da passioni così forti da non poterne fare a meno, di volere a tutti i costi essere felici anche se per poco. E’ successo anche che la razionalità abbia spento sul nascere tali passioni perche’ la paura delle conseguenze ti ghiaccia e reprime!
Ma benedetta sia quell’isola felice dei nostri coraggiosi protagonisti!
Qualcuno riesce persino a viverci davvero, qualcuno solo nella fantasia, costruendosi così viaggi meravigliosi dove i personaggi sono bellissimi e le conseguenze non esistono.
Alle volte l’isola ti salva la vita, ti salva l’autostima.
Il coraggio di viverla davvero poi è così raro e prezioso che ne farei tesoro a tal punto da non ripeterlo mai più. Rimarrebbe così la perfezione, senza conseguenze, senza sensi di colpa,solo passione, solo ricordi tra sogno e realtà e soprattutto senza drammatici sconvolgimenti della tua vita,costruita con tanta fatica!
N.

Cara N.,
parto dalla fine della tua lettera, dalla vita costruita con fatica. A volte tanta fatica a tenere insieme pezzi che scivolano fuori dal quadro d’insieme. Hai presente la tecnica giapponese del kintsugi che suggerisce di riparare il vasellame rotto con l’oro? Il risultato è un vaso diverso su cui le crepe sono messe ben in evidenza dal luccichio dell’oro, come a ricordare che lì qualcosa si è rotto ed è diventato altro. Anche nella vita, credo, capitino eventi che ‘spaccano’ certezze ed equilibri, ma lasciano tracce che non dovremmo ignorare.
Riccarda

Pensare al femminile

Cara Riccarda,
personalmente mi è successo, ma ero più giovane, adesso mi risulterebbe più difficile perchè essere ‘saggi’ comporta ragionamenti che ti fanno dire voglio vivere più a lungo i momenti felici, emozionarmi con quella donna. Purtroppo tenere alto il livello del rapporto, quando la conoscenza si protrae, diventa complicato perchè l’uomo dovrebbe pensare come la donna e la donna come…la donna! C’è poi un problema, la donna da parte sua ha quel desiderio di cercare un uomo che la faccia soffrire, un ancestrale bisogno di provare dolore. Ma questa è una matassa che meriterebbe una disquisizione troppa lunga.
Marco

Caro Marco,
ti prego, no, non condannarci all’infelicità sine die. Non voglio pensare che ci sia una legge ancestrale e di natura che induce noi donne al ‘bisogno di provare dolore’. Non ci sto. Ti garantisco che noi donne sappiamo anche riconoscere il piacere, il benessere, la felicità che ha i suoi tempi e magari non sempre coincidono con i vostri…
Riccarda

Un’estate, una settimana, un momento… e mai più

Buongiorno Riccarda,
in un tempo lontanissimo, mi sono trovato anche io in una situazione del genere, naturalmente il tutto era accentuato dalla giovane età (22 anni) e quindi le emozioni provate erano più intense perché la mente era libera da altre preoccupazioni e l’unica cosa che contava era vivere al massimo quei momenti. Ho conosciuto una ragazza durante un periodo di vacanze estive al mare, provenivamo da città diverse, la sorte ha voluto che ci incontrassimo in un campeggio di una località marina del centro Italia. Ci siamo visti la prima volta la sera del nostro primo giorno in quel luogo di divertimento. Qualcosa è scattata in noi, credo fosse anche dovuta al fatto che ancora non conoscessimo nessuno in zona e quindi ci siamo trovati compatibili. Dopo un primo approccio, ci siamo resi conto che tra noi poteva esserci un feeling. Abbiamo trascorso una bella serata, cercando di scoprirci reciprocamente. Il giorno successivo nel rivederci, abbiamo realizzato quanto ci siamo mancati sino a quel momento. È stato l’inizio di una relazione, breve, intensa, durata una settimana, ma che ci ha dato emozioni e ricordi per tutta la vita. Alla fine della vacanza, entrambi non sapevamo se fosse meglio non sentirsi più oppure tentare di continuare a distanza questo rapporto, ha prevalso la voglia di congelare nel tempo quei bellissimi sette giorni, nei quali tutto era perfetto, credo che un protrarsi avrebbe solo potuto logorare col tempo quanto di bello avevamo creato. Ci sono situazioni che raggiungono un apice oltre il quale è impossibile andare, non si possono ricreare e qualsiasi tentativo di riviverle è destinato a fallire perché perde la spontaneità e l’emozione di quei momenti che sono arrivati all’improvviso. Preferisco quindi, conservare un bel ricordo di un qualcosa che ha raggiunto il suo massimo senza imperfezioni, che mi ha donato tanto, al vederlo pian piano entrare nella routine della vita. Adesso che sono molto più vecchio, posso pensare con gioia ma senza rimpianto a quei momenti perché ho congelato tutto sul momento più bello, quando eravamo al massimo della felicità e niente si era frapposto al nostro voler vivere quella esperienza. Può essere vigliaccheria, non voler affrontare i problemi che un legame potrebbe comportare, ma in quel caso io credo che la scelta sia stata giusta, abbiamo voluto crearci un ricordo di qualcosa di bello al quale attingere in giornate negative e per me funziona ancora, perché da qualche parte nella mia mente, ci sarà per sempre l’immagine di un luogo dove è stato possibile vivere qualcosa che non tutti hanno potuto permettersi.
Cordiali saluti.
Gigi

Caro Gigi,
non credo proprio sia vigliaccheria scegliere di lasciare tutto com’è senza imporre altre derive. Secondo me è una questione di intuito, l’istinto sa cosa è meglio, se prendere o mollare. E direi che, anche nel tuo caso, non ha fallito, ancora oggi conservi un ricordo che ti fa stare bene e non ti abbandonerà.
Riccarda

Potete scrivere a: parliamone.rddv@gmail.com

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