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di Carla Sautto Malfatto

Sono sempre con me, i miei morti, più vivi che mai. Un esercito che mi protegge, mi sostiene. Con alcuni, i più vicini, parlo. Loro rispondono nella mia testa. Qualche volta mi bacchettano. Di solito, mi fanno compagnia. Li immagino nella loro veste umana migliore. Li sogno, ancora più belli. Non li tocco più, ma loro hanno grandi mani e ali per muovere l’asta della sorte a mio favore. Anche quando cado in disgrazia, so che potrebbe andare peggio. Quando tocco il fondo, loro mi assicurano che riuscirò ad alzarmi. Spero siano con me – conto almeno su tre o quattro – quando dovrò varcare quella porta, che tanto mi spaura. Mi spaura tanto – anche se loro sorridono. Loro sorridono sempre, e mi fa ben pensare.

I fiori di adesso

Mi hanno detto che dovrò morire,
prima o poi, e non sono contenta.
Ogni tanto, un dolore
una discrepanza
uno strappo
a sentinella
a monito
del meno tempo rimasto.
Prendo il foglio e detto le ultime volontà:
non mi interessa, giuro, non mi interessa
come spartirete le mie sostanze
e, credo, neppure i malumori
per quel chilo in più
assegnato a qualcun altro,
di cui si approprierà,
che cederete.
Vi chiedo la cortesia, intanto che sono,
di agire come agireste poi
quando il rimpianto del non compiuto
sarà prepotente.
Non mi serve a niente
se mi sarà decretato, dopo,
il bacio, la carezza, l’affetto,
lo stupore davanti al mio creato.
Parlatemi, come parlereste al mio ricordo,
fatemi, come fareste nel rimorso,
oppure depennatevi da soli
se nel pensiero non avrò lasciato nulla
o mi avrete già saccheggiato:
siete nulla anche per me,
non illudete il mio ultimo passo.
E i fiori, portatemeli adesso.

(Carla Sautto Malfatto – tutti i diritti riservati)

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