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Società: identità e organizzazione della casa comune

IL DOSSIER SETTIMANALE
Società: identità e organizzazione della casa comune

Cos’è la società? Secondo il dizionario di sociologia una società stanziale può essere definita come “una popolazione, una collettività insediata, su un territorio delimitato da cui è escluso di forza o di diritto, l’insediamento o il transito in massa di altre popolazioni, i cui componenti – reclutati in maggioranza al suo interno tramite la riproduzione sessuale – condividono da tempo una medesima cultura, sono coscienti della loro identità e continuità collettiva, ed hanno tra loro distinti rapporti economici e politici, nonché particolari relazioni affettive, strumentali, espressive, complessivamente più intensi ed organici che non i rapporti e le relazioni che hanno con altre collettività. E’ dotata come espressione specializzata di codesto rapporti e relazioni, di strutture – parentali, economiche, politiche, militari, per mezzo delle quali la popolazione stessa è capace di provvedere ai principali bisogni di sussistenza, produzione e riproduzione biologica, materiale e culturale, di difesa interna ed esterna, di controllo del comportamento individuale ed associativo, di comunicazione e distribuzione delle risorse”.
Per tutta l’epoca moderna la società ha coinciso spesso con la nazione-stato, una prospettiva che appare oggi decisamente più complicata. Non a caso gli studiosi hanno elaborato nell’ultimo secolo concetti come quelli di società democratica, società industriale, di società di massa che sono entrati nel linguaggio comune; non a caso negli ultimi decenni sono entrati nell’uso comune altri termini come quelli di società post-industriale, società globale, società dell’informazione, società digitale.
Fatto è, che gli sviluppi contemporanei sono tali e tanti da mettere in discussione quelle che sem        bravano basi certe della società: si pensi all’imponenza dei flussi migratori forzosi o al diffondersi di modalità di riproduzione biologica mediata dalla tecnologia. Si assiste in tale situazione ad una frammentazione di prospettive, ad un proliferare di narrazioni, ad un insistere di azioni che sembrano quasi destinate a demolire la società – che è pur sempre un’istanza identitaria, un luogo di resistenza e resilienza collettiva – per sostituirla con uno sterminato agglomerato planetario di consumatori isolati ed infinitamente manipolabili.
Di sicuro la crisi che viviamo è anche una crisi violenta e profonda della società occidentale e dei modi stessi che abbiamo per rappresentarla: davanti a noi si profila un’immagine ancora indefinita, dai vaghi confini: ad alcuni essa appare con le forme seducenti di una nuova società ad altri come lo spettro di una disgregazione definitiva.

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