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Il lavoro nobilita… no, stanca!

di Francesca Ambrosecchia

L’idea dell’uomo che si guadagna da vivere con il proprio lavoro nasce con la ben nota Rivoluzione Industriale, quando con l’avvento del capitalismo il lavoro diviene “forza lavoro” ovvero ciò che produce ricchezza.
Dal lavoro ripetitivo e alienante della fabbrica, nonostante ciò ritenuta sede di protezione e stabilità economica, messo a punto da Taylor e successivamente ampiamente applicato da Ford, oggi i percorsi lavorativi tendono ad essere sempre meno lineari.
Mutamenti di prestigio o economici: l’accrescimento di competenze ed esperienze può portare ad un miglioramento della propria posizione lavorativa, ad uno stipendio più elevato ma anche cambiamenti di tipo spaziale se si pensa al fenomeno diffuso della delocalizzazione.
Oggi si ricercano individui “flessibili”, come sono stati definiti dal sociologo Sennett, ovvero coloro che sono disposti ad abbandonare le esperienze lavorative passate per rimettersi in gioco, coloro che sottostanno alla logica del “breve periodo”.

“In fin dei conti il lavoro è ancora il mezzo migliore di far passare la vita”
Gustave Flaubert

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

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