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di Carla Sautto Malfatto

Apro gli occhi. Buio. Una luce a taglio d’alba filtra dalla tapparella appena alzata. Un gallo strozzato canta. Silenzio. Non sento nulla. Di dolore, intendo. Mi chiedo se la gente si accorge di quanto tempo passa senza avvertire un dolore, si accorge di questo miracolo. Come non fosse temporaneo. Come non fosse cosa di cui gioire. Alzo un braccio. La miopia m’impedisce di scorgere quanto sia flaccido. Afferro una manciata d’aria e me la porto alla bocca. Mangio un altro po’ di vita. È impalpabile, insapore. Eppure mi ha riempita tutta. Il gallo ripete il suo grido strozzato.

Inno alla vita

Non ringrazio la vita perché
non è stata benigna con me:
concetto troppo vago.
Ringrazio me, per la vita
che ho vissuto, che mi sono data
per i suoi intenti
per non aver mai ceduto,
aver creduto nei miracoli
creduto in me
rispettato la vita degli altri
preso solo il dovuto
dato tanto
amato oltre i limiti,
essermi data degli scopi
non essere scesa a compromessi,
sapere quello che valgo senza
chiederlo ad altri,
capire quello che valgo,
nonostante tutto.
Ringrazio gli altri
per avermi dato della loro vita
averla fusa con la mia
aver amato anche la mia,
nonostante tutto.
Ricordo ogni bene, ogni male
fatto, ricevuto.
Ne ho fatto un rosario
da cingermi ai fianchi,
come un diadema
come un trofeo.

(Carla Sautto Malfatto – tutti i diritti riservati)

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