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“Io costruttore di chitarre e bassi”. Intervista a Francesco Bedini, giovane liutaio ferrarese

di Raffaele Cirillo e Vittorio Formignani (Scuola di Musica Moderna di Ferrara)

Dedicare la propria vita alla musica, oggi più che mai è una scelta audace in quanto non offre grandi prospettive né di guadagni né di carriera. Questo è vero non solo per chi gli strumenti li suona, ma anche per chi li costruisce. Siamo quindi andati a trovare Francesco Bedini, un giovane liutaio ferrarese che ha recentemente aperto il suo laboratorio in Via Ripagrande a Ferrara. Grazie alla formazione mista fra liuteria classica e moderna, Francesco Bedini unisce tradizioni antiche di secoli e nozioni più moderne per creare strumenti musicali perfetti sotto ogni punto di vista.

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Cosa ti ha spinto alla scelta economicamente rischiosa di diventare liutaio?
È nato tutto un po’ per caso, finite le superiori volevo fare il chitarrista e mi sono iscritto al DAMS, dopo un anno però mi sono ritirato e ho fatto dei lavoretti in giro. Per caso sono entrato in contatto con la scuola di liuteria di Parma e, una volta entratoci, mi sono innamorato della professione di liutaio e ho fatto due anni di corso ordinario ed un terzo di master.

Come funziona il percorso di apprendimento da liutaio?
Si andava a scuola a settimane alterne e si lavorava otto ore al giorno. Il lavoro era essenzialmente pratico: la teoria si imparava sul campo. Inizialmente costruivo strumenti ad arco, o strumenti antichi, ma poi mi sono stancato di fare violini: volevo fare chitarre e allora sono andato da Galeazzo Frudua, liutaio ufficiale di Andrea Braido, l’allora chitarrista di Vasco Rossi, che ho avuto la fortuna di conoscere. Da Frudua ho fatto due corsi: uno su set-up e uno su riparazione, si è trattato di due corsi molto belli ma allo stesso tempo molto pesanti e impegnativi.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato nella tua carriera?
Le maggiori difficoltà riguardano l’aspetto economico, in particolare nel momento in cui si decide di aprire la propria attività: le tasse sono veramente gravose e i costi per le attrezzature sono ingenti. Anche l’istruzione ha i suoi costi da considerare: io per potermi pagare il corso passavo le settimane in cui non avevo lezione a lavorare anziché a studiare. Anche adesso che ho ormai avviato l’attività faccio molta fatica, dal momento che praticamente tutto ciò che incasso lo spendo in tasse. Nonostante ciò, anche se guadagno poco e lavoro molte più ore dei miei coetanei sono soddisfatto di ciò che faccio in quanto ho la fortuna di aver trasformato la mia passione in mestiere, mestiere che fra l’altro mi permette di avere un rapporto diretto con i clienti.

Sei soddisfatto dei risultati raggiunti fra costruzioni e riparazioni?
Come costruzione sono abbastanza contento, e vedo che la gente inizia ad apprezzare e a conoscere i miei prodotti soprattutto grazie ai social. Tuttavia per ora costruire è quasi più uno sfizio mio, la cosa divertente e che nonostante mi sforzi a creare nuove combinazioni di colori o forme particolari la gente apprezza sempre le forme più classiche. Come riparazioni sono veramente molto contento.

È meglio uno strumento artigianale o uno costruito in serie?
È meglio ciò che piace al cliente. Ogni chitarrista è diverso e ha una mano diversa, quindi preferenze diverse e spesso influenzate dal primo strumento con cui ha imparato. Tornando alla tua domanda sono due mercati diversi, ma bisogna dire che per le marche famose la qualità è scesa in modo disastroso. Io personalmente consiglio per chi non ha molto da spendere di prendere una Fender messicana o una Epiphone per poi modificarne l’elettronica, così da farla suonare meglio di un’americana, il cui unico vantaggio sta ormai nella rivalutazione. In ogni caso, a mio avviso, come qualità del prodotto finale non c’è paragone rispetto a una chitarra prodotta da un liutaio indipendente: nelle “grandi marche”, per far fronte alla crisi o per aumentare i guadagni hanno abbassato i loro costi di produzione, risparmiando sui materiali, anche per me è stato triste accorgermi che attualmente nelle Fender e nelle Gibson c’è quasi più colla che legno.
In ogni caso io ho la fortuna, al di là dell’aspetto economico, di essere libero nelle mie creazioni, un liutaio dipendente di Fender o per Gibson, per quanto riguarda le sue costruzioni, ha le mani legate; inoltre fra noi liutai moderni c’è molta solidarietà: io e i miei colleghi di Modena e Padova, che pure sono i miei diretti concorrenti, collaboriamo moltissimo scambiandoci pareri e favori, questa è una caratteristica comune a tutto l’ambiente musicale.

Qual è la creazione che ti ha dato più soddisfazione?
Mi piace molto il modello di color legno [in foto, ndr] per i due tipi di legni che ho utilizzato: la parte centrale dove ci sono i pick up è in acero che permette di avere un attacco alla chitarra tipo Stratocaster, invece le due ali sono in mogano e danno il suono grosso tipo Gibson. Sono affezionato a questa chitarra perchè si è trattato di un progetto di costruzione mia personale.

Hai mai costruito uno strumento di cui ti sei affezionato e che non avresti voluto vendere?
Sì, proprio quella di cui abbiamo appena parlato. Mi è dispiaciuto perché era quella di cui ero più contento, l’ho venduta ad un ragazzo di Brescia che è diventato il mio dimostratore ufficiale, e gliel’ho venduta perché ogni volta che giravamo per fiere lui veniva allo stand a chiacchierare e prendeva la chitarra per suonarla, si vedeva che gli piaceva e alla fine mi ha convinto a vendergliela. Però non l’avrei ceduta a nessun altro. In genere mi succede così con tutti gli strumenti che faccio a livello dimostrativo.

Quali sono le abilità che servono per fare il tuo mestiere?
La pazienza: sono tutte cose tecniche non c’è niente di magico, solo pazienza e determinazione.

Hai mai perso la voglia di continuare?
No, per ora no. A me piace quello che faccio, avevo messo in conto che ci sarebbe voluto tempo per iniziare ma sono contento. L’unico sconforto sono le tasse.

La liuteria è arte o artigianato?
Tutte e due, dipende cosa fai, dipende cosa vuol dire arte oggi giorno. Alcuni dicono che l’arte esiste solo quando non si cerca il profitto.

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