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La Costituzione funziona. E’ il resto che non va

di Daniele Lugli*

Dal ginnasio giravo con la Costituzione in tasca. Credo un regalo della Cassa di risparmio. Stretta e sottile, con lettere piccole, piccole, che allora leggevo benissimo. E la leggevo spesso, ogni volta arrabbiandomi all’articolo 7. Alcuni articoli mi piacevano di più, altri di meno. Non ricordo me ne spiacesse qualcuno, tranne sempre l’articolo 7. La ricorrenza dei patti lateranensi era semifestivo: lectio brevis. Andavo a scuola con un piccolo segno di lutto, l’11 febbraio.
Anni dopo, la pretesa di un’amica femminista – scontenta della dizione “senza distinzione di sesso” del primo comma dell’articolo 3 – di mettere le mani sui primi articoli, sui principi, mi convinse che non era proprio il caso. Meglio considerarli intangibili: restasse pure l’articolo 7. L’esame di Diritto costituzionale sembrava fosse lì ad aspettarmi. Fu un vero piacere.

Poi ci sono stati alcuni ritocchi alla Costituzione. Se ne poteva anche fare a meno. Uno più imponente c’è stato con il nuovo millennio: la riforma del Titolo V, quello sulle Regioni, le Province, i Comuni. E ci fu un referendum e ho votato a favore. Vinse le mie perplessità un bravo costituzionalista, che ora vorrebbe votassi di nuovo a favore, distruggendo completamente la riforma di allora. Mi pare insensato. Negli anni, con qualche intervento anche della Corte costituzionale, si è infine assestato un modo di procedere tra Stato, Regioni, Autonomie locali. Cambiando si ricomincerebbe da capo con le incertezze, le dubbie interpretazioni, sino a raggiungere, dopo qualche anno, un nuovo assetto che non si preannuncia migliore.

Ma il pezzo forte non è questo: sarebbe il ridimensionamento del Senato, con la fine del ping pong delle leggi tra le due camere. Ai miei tempi si diceva che le leggi potevano, tra Camera e Senato, fare “navetta”, un congegno del telaio che va avanti e indietro, per attuare la tessitura. La tessitura delle leggi è divenuta nel tempo sempre più scadente. Il nuovo assetto garantirebbe, si dice, la possibilità di fare più leggi e in tempo minore.
E’ la cosa che ci serve di meno in assoluto per la proliferazione legislativa e la scarsa qualità di contenuti e forma che la caratterizzano. Questa qualità andrebbe migliorata e non trasposta in Costituzione, come attesta invece la formulazione dell’articolo sostitutivo dell’attuale 70.

Ho studiato a lungo questioni organizzative. C’è solo una regola della quale mi sono convinto: se una cosa funziona non l’aggiustare.

*Movimento Nonviolento, già Difensore Civico Regionale dell’Emilia Romagna

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