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La difesa del verde pubblico nella terra di San Francesco

Un albero per qualcuno è solo un albero, ma ad Amsterdam si trova uno degli ippocastani più famosi del mondo.
Si tratta dell’albero che Anna Frank guardava dalla sua finestra di prigionia, unico contatto visivo con il mondo esterno occupato dai nazisti. “Il nostro ippocastano quest’anno è coperto di foglie”, scriveva nel maggio 1944 in quello che forse è divenuto il diario più celebre del mondo. Proprio quest’albero è stato recentemente al centro di una battaglia per la sua preservazione in un ambiente urbano come appunto la capitale dell’Olanda.
Perché per qualcuno un albero non è solo un albero. E’ un simbolo, una protezione, un tassello di memoria che entra a far parte della vita. Quella quotidiana, fatta di pomeriggi assolati trascorsi in piazza a chiacchierare con gli amici sotto fronde silenziose, che nel cuore degli esseri umani diventano Storia.

Così, seguendo la mappa immaginaria degli alberi, da Amsterdam voliamo in Umbria, a Spello (Perugia), dove giorni fa l’amministrazione comunale ha abbattuto gli undici ippocastani ‘storici’ di Piazza della Repubblica.
Per far spazio a un nuovo progetto di risistemazione sul quale più volte alcuni cittadini, che a Spello hanno piantato radici più resistenti di quelle degli alberi, hanno chiesto un confronto, un incontro, nel nome della democrazia partecipativa, di cui tanto si parla a livello di governance in Italia e in Europa.
Richiesta a cui il sindaco, Moreno Landrini, non ha mai dato cenno di risposta, perché undici alberi per qualcuno sono solo undici alberi, anche nella terra di San Francesco patrono dell’ecologia.
Per qualcuno ma non per tutti: al silenzio della politica il Comitato civico Centro storico Spello (composto da Lucia De Rubertis, Angelo Mazzoli, Rinaldo Morosi, Nathalie Pezzei, Umberto Piasentin, Simonetta Spitella, Sergio Stecchini, Anna Torti, Luigina Verri, Federico Villamena) ha risposto prontamente con una lettera inviata, oltre che allo stesso sindaco, alla soprintendente Marica Mercalli, a Gabriella Sabatini dei Beni Culturali, a Legambiente e Italia Nostra.

Nel documento, i sottoscrittori argomentano la loro posizione punto per punto, in particolare:

  • denunciano il taglio immotivato degli undici ippocastani che fornivano ombra e rappresentavano un patrimonio culturale e ambientale per la città;
  • suggeriscono che al loro posto vengano impiantati dei tigli e non i sette ulivi del piano comunale;
  • chiedono di non spostare la fontana metallica del 1903 perché lo spostamento potrebbe arrecare “danni”;
  • chiedono maggiori dettagli sulla futura viabilità e utilizzo dell’area come parcheggio;
  • denunciano la fumosità della ‘Relazione generale’ che potrebbe aprire a “soluzioni improvvisate in sede di cantiere” e non accenna in modo preciso al trattamento riservato a eventuali emergenze archeologiche.

E in conclusione scrivono:
“Consapevoli dell’importanza di mantenere per noi e per le future generazioni una piazza che sia il più possibile fruibile per le persone e non solo per le auto, chiediamo attenta vigilanza sul progetto e sulla conduzione dei lavori, volendo anche noi cittadini essere parte fondamentale di tale processo”.

La lettera è stata inviata e vola sulle ali del coraggio e della civiltà.
Speriamo che chi la leggerà abbia un albero sotto la finestra del proprio ufficio.

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