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Home > IL SETTIMANALE > n.09 del 22/12/16 > Economia9 > La globalizzazione non piace più

Per molto tempo si è pensato fosse la migliore soluzione per risolvere i mali del mondo, ma ora pare prevalere un preoccupante ripensamento. Si valutava fosse necessaria per creare una società globale in cui migliorare le condizioni di salute e il tenore di vita nel mondo. Si è sperato potesse cambiare il modo di pensare della gente e aiutare i poveri e gli emarginati del mondo, ma si è scoperto che spesso ha servito gli interessi dei paesi industrializzati. Certo il principio di base è che ci si debba concentrare sui temi per i quali un’azione collettiva possa essere desiderabile e dunque utile. L’ambiente andrebbe aiutato ponendo problemi a livello globale, invece pare che tutto ciò abbia portato instabilità. Tra i primi a segnalare qualche dubbio fu Stiglitz che nel suo libro “La globalizzazione e i suoi oppositori” (edizioni Einaudi) ha scritto come la globalizzazione abbia creato una società civile globale, ma ha comunque rilevato che per i poveri del mondo non funziona e pone problemi all’ambiente, creando instabilità a livello globale. Anche Bauman nella sua “Società individualizzata” (edizioni Mulino) ha sostenuto che la globalizzazione è il nuovo disordine (la svalutazione dell’ordine), perché la nuova gerarchia del potere vuole muoversi creando la flessibilità come scelta strategica. Ora il presidente degli Stati Uniti è Trump e queste parole mi sono tornate in mente. Cosa succederà?

Intanto Trump ha nominato Scott Pruitt alla guida dell’’EPA (Environmental Protection Agency). Pruitt è conosciuto come il negazionista del climate change e come procuratore dell’Oklahoma ha condotto battaglie contro l’aborto e contro i matrimoni tra omosessuali…

Pisapia a domanda risponde: Le fa paura Trump?Mi fa paura che non si impari niente dalla lezione americana, che è il trionfo di un messaggio reazionario e la vittoria della politica della rabbia. Dopo Brexit, dopo Trump, bisogna fare uno sforzo immenso perché chi crede nello stesso sistema di valori non si divida. Bisogna trovare la formula per costruire ponti. Mentre dappertutto – anche a casa nostra, anche all’interno della sinistra e del centrosinistra – si sono alzati i muri. Il mio è un appello quasi disperato: le forze della sinistra devono sentire il peso di una responsabilità storica come forse mai nei tempi recenti“.

Preoccupazioni che in questo giorni stanno crescendo. Le economie hanno avuto una crescita moderata e i tassi di inflazione sono stai contenuti in una apparente continuità. Ma è solo una attesa? O è un obiettivo raggiunto dalle banche centrali? Cosa succederà? La quotazione del petrolio intanto resta stabile e si prevede un rafforzamento del dollaro. Credo si debba immaginare per il futuro un grosso cambiamento del quadro economico mondiale. Non intendo certo propormi come un economista dilettante, ho però un grande terrore della instabilità politica generalizzata.

REF (la più importante società economica di ricerca) ha fatto il punto sulla congiuntura economica italiana dicendo: “L’Italia si appresta ad affrontare un nuovo delicato passaggio istituzionale. Nelle prossime settimane verrà definito il percorso che seguirà alla crisi di Governo apertasi dopo il referendum sulla riforma costituzionale. E’ importante una gestione ordinata della crisi, per prevenire da un lato tensioni sui mercati finanziari e dall’altro peggioramenti delle aspettative degli operatori, famiglie e imprese. L’economia italiana affronta questa nuova crisi politica al termine di un biennio di ripresa, anche se a ritmi di crescita relativamente moderati. E’ necessario che questa ripresa continui, senza incontrare nuovi ostacoli”.

La prima grande sconfitta la subirà l’ambiente. Esperti internazionali hanno rilevato che ci saranno 4,8 miliardi di posti di lavoro persi, e Trump vuole uscire dagli accordi di Parigi e vuole potenziare la Big Oil con la deregulation ambientale. La destra nazionalista della Casa Bianca (ma anche dell’Europa) vuole il protezionismo (che naturalmente creerà più povertà).

Buon anno a tutti noi.

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