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La morte prima della morte: i racconti di chi ha sfiorato l’aldilà

“Tu non ci fai niente qui. Vai via”. Così ha detto la mamma ad Anna e l’ha rimandata indietro. Anna era stata ricoverata per un’embolia polmonare e dopo diversi arresti cardiaci, di cui il più lungo durato ben diciotto minuti, era data praticamente per morta. “Del mio ricovero non ricordo assolutamente nulla. Ma so di aver visto mia madre che mi ha detto quelle precise parole” racconta Anna, con la voce emozionata ma ferma e sicura. ”Era come la ricordavo: anziana ma non malata, come prima che morisse. Era rifiorita, luminosa. Mi ha detto “Vai via “ e in quel momento ho riaperto gli occhi. Al mio risveglio l’amica che era al mio capezzale mi ha detto “Finalmente sei tornata”. Ho appreso solo dopo quanto fossi stata vicina alla morte. Evidentemente non era il mio momento e mia madre lo sapeva”.

Cristina si recava tutti i giorni dal padre ricoverato in ospedale per un aneurisma cerebrale. Pur sofferente aveva sempre conservato la sua lucidità e Cristina sperava in una ripresa. “Ho visto un bel posto”, le disse una mattina indicando la finestra dalla quale non staccava gli occhi. Aveva il volto sereno:” Ieri sera sono sceso dal letto e sono andato alla finestra. Volevo andare in quel bel posto ma quella cattiva non me lo ha permesso”, si lamentava. La cattiva a cui faceva riferimento era la dottoressa che la notte prima lo aveva rianimato: il padre di Cristina aveva avuto un grave arresto cardiaco e la situazione appariva molto grave: era quindi da escludere che intubato fosse potuto scendere dal letto e affacciarsi alla finestra dalla quale, diceva, vedeva un posto talmente bello da farlo sorridere sereno. “Promettimi di far lasciare la finestra aperta “ aveva chiesto alla figlia e poco dopo è morto, nella stanza d’ospedale con la finestra aperta, come richiesto.

Gli scienziati le chiamano Nde (near death experience) o esperienze pre-morte, così come tradotto in italiano. Sono raccontate da persone che hanno ripreso le funzioni vitali dopo aver sperimentato condizioni di encefalogramma piatto o di arresto cardiocircolatorio, per eventi traumatici o dovuti a gravi malattie, oppure aver vissuto l’esperienza del coma. Hanno degli elementi di omogeneità: una situazione di luminosità o la luce in fondo ad un tunnel scuro (così come rappresentato dal famoso quadro “Ascesa all’Empireo” di Bosh), la presenza di persone care defunte, il ricordo vivido dell’imperativo di tornare indietro. Tantissimi testimoni di Nde raccontano di una scissione dal proprio corpo e la capacità di guardare “dal di fuori” la scena dei medici che eseguono delle pratiche di rianimazione.

Il tipo di approccio nei confronti dei racconti sulle esperienze di pre-morte si dividono sostanzialmente in due: un approccio di tipo scientifico e uno di tipo paranormale. Coloro che ritrovano delle cause scientifiche alla base di queste esperienze sostengono che le stesse sono prodotte da una alterazione delle condizioni fisiche della persona a causa dei sedativi assunti (la ketamina che porterebbe a stati di allucinazione) così come il famoso tunnel sarebbe il prodotto di un calo di ossigeno al cervello e porterebbe ad un restringimento del campo visivo. Secondo il Cicap (Comitato Italiano per il Controllo per le Affermazioni sulle Pseudoscienze) l’autoscopia – o esperienza extracorporea –  sarebbe da riferirsi ad un disturbo psicopatologico identificato come “depersonalizzazione somatopsichica”. Coloro invece che classificano le Nde come esperienze paranormali rinvengono in esse un’anticipazione di aldilà, arricchendole, all’occorrenza di elementi tratti dal proprio credo religioso.

Il vero elemento di novità consiste nel fatto che esponenti di quel mondo scientifico e medico da sempre scettico di fronte alle esperienze pre-morte, negli ultimi decenni, hanno compiuto degli studi approfonditi sulla materia. Uno dei contributi ad oggi più rilevanti è sicuramente quello del dottore Pim van Lommel, un cardiologo olandese che, insieme ad altri colleghi, pubblicò, nel 2001, sulla prestigiosa rivista medica “The Lancet” i risultati di uno studio condotto per oltre 10 anni su 344 pazienti. Lo studio, condotto con metodi scientifici e statistici, aveva come obiettivo la verifica dell’esistenza o meno delle Nde: all’equipe medica guidata da van Lommel interessava definire se se ciò che i reduci da una Nde definivano stato di coscienza e memoria fosse un fenomeno dell’attività cerebrale o se fosse invece un fenomeno indipendente da questa. Lo studio concluse concluse che i ricordi della Nde riferiti dai soggetti non potessero coincidere con le irrilevanti attività cerebrali riscontrate durante il monitoraggio Eeg, lasciando quindi a intendere le Nde come degli “stati di coscienza ” totalmente separati dal corpo. Data la prestigiosa natura della rivista nella quale fu pubblicato lo studio di Pim van Lommel fece scalpore e venne anche attaccato da tutti coloro che sostenevano scientificamente il contrario.

In Italia nel 2010 è stato pubblicato il libro “Esperienze di pre-morte – scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica” a cura di Enrico Facco, professore di Anestesiologia e Rianimazione presso l’Università di Padova e specialista in Neurologia e autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche. Convinto che le Nde non siano “casi di delirium senza significato” il professor Sacco, nelle oltre 400 pagine del suo libro, basato sullo studio e analisi di oltre venti pazienti, dichiara che “Se le Nde fossero la semplice espressione di disordini celebrali organici sarebbero probabilmente più frequenti; al contrario, è sorprendente come 1/5 dei soggetti abbia queste esperienza in condizioni in cui la cosa più probabile sarebbe una amnesia retrograda e quindi il loro mancato ricordo. Le condizioni celebrali in cui avvengono le Nde sono critiche e con perdita di coscienza, come l’arresto cardiaco, cosa che dovrebbe escludere qualsiasi possibilità di attività di coscienza”.

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