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Quando una città ha tra la sue caratteristiche positive quella di essere un buon riferimento per gli anziani, allora diventa un valore da non perdere e anzi da sviluppare in tutte le sue opportunità e Ferrara è sicuramente una città (e una provincia) a dimensione di anziani e questo la rende migliore.
Migliorare la qualità della vita e il benessere diventa allora uno degli obiettivi prioritari di chi svolge un ruolo politico per il territorio, perché quando una città ha una buona qualità di vita significa che la maggioranza della sua popolazione può fruire di una serie di vantaggi ambientali, economici e sociali che le permettono di sviluppare con discreta facilità le proprie potenzialità umane e permettere di condurre una vita relativamente serena e soddisfatta.
Questi obiettivi si ottengono principalmente riconoscendo il valore dei fruitori di servizi collettivi e sviluppando un welfare sociale che possa dare risposte ai cittadini e ai loro bisogni crescenti, possibilmente in un coinvolgimento attivo, sui temi appunto della qualità della vita.

È crescente a Ferrara il numero di anziani e crescono fortunatamente gli anziani autosufficienti e i pensionati impegnati nel volontariato. Per questo si può pensare che qualche anziano sia utile come valida risorsa della terza generazione. Di questo vorrei parlare, perché a mio avviso è possibile pensare ad una importante e crescente forza civile che sia disponibile per gli altri, in cui l’anziano non sia indicatore di criticità, ma anzi protagonista nella solidarietà.
L’invecchiamento è un processo che interessa tutti; il fenomeno è graduale e progressivo, lo sappiamo. Tuttavia la vecchiaia può assumere un significato positivo e può essere vissuta nel modo giusto… non è soltanto il momento della saggezza, ma può essere anche quello della creatività.
Ci si può allora chiedere se vi siano persone disponibili ad operare nel sociale tra coloro che hanno con merito e capacità lavorato tutta una vita e che ora, per anzianità e pensionamento, si ritrovano ad avere tempo, disponibilità, ma non sanno come impegnare queste fondamentali risorse.

L’obiettivo di fondo è la trasformazione dei bisogni dei cittadini in diritti, contrastando tutto ciò e tutti coloro che intendono trasformare i diritti in bisogni. Prenderne atto non è più sufficiente e dunque si deve poter pensare a come produrre processi di innovazione nel welfare, a partire proprio dal territorio, dai bisogni dei cittadini e magari in rapporto con tutti i soggetti sociali e gli enti locali.

Un buon programma diventa dunque quello di promuovere l’impegno degli anziani nel volontariato e aumentare l’impegno civico; si deve pensare il volontariato come la ricerca di relazioni con gli altri riconosciuti titolari di diritti e per questo ci si deve mettere a disposizione per gli altri in una logica di reciprocità e responsabilità. Un approccio logico che si propone è dunque di analizzare quanto valga la relazione di sistema tra proposte istituzionali e offerte individuali di disponibilità in un ampio contesto di offerta di servizi utili al benessere dei cittadini.
Questo impegno significa ricercare con la disponibilità di tempo e la voglia di fare di rinnovare l’impegno per combattere la solitudine e per ritrovare il senso dello stare insieme. Oggi questo si chiama “Housing sociale e welfare community”.

Indica genericamente il bisogno di compagnia, per fare una passeggiata, aiutare a fare la spesa, disbrigare pratiche d’ufficio, recarsi dal medico, fare cure terapiche o esami clinici e molto altro di cui si avverte la necessità.
Può però anche essere l’occasione di ritrovo di zona per trascorrere il pomeriggio insieme, fare una partita a carte, leggere il giornale, ascoltare musica, giocare a tombola o altre attività di svago, ma può anche valorizzare una innovativa politica abitativa sociale (abitazioni temporanee, cohousing, fondi assistenza, finanziamenti etici, etc) e dunque ampliare il tema dell‘abitare, promuovere una politica abitativa che realizza tipologie edilizie diversificate, flessibili, facilmente fruibili e con sistemi di servizi integrati per categorie sociali in difficoltà.
Io però mirerei anche più in alto.

Se la città infatti è un insieme di case, queste non devono diventare il rifugio di solitudini, ma anzi lo strumento per permettere la condivisone di momenti di socializzazione e di senso del collettivo.
Esiste infatti anche una opportunità più qualificante per recuperare le esperienze “alte” di professionalità che possono (anzi devono) offrire le proprie competenze per supportare i giovani, per qualificare il fare impresa, per formare e per rafforzare la capacità intellettuale e delle competenze che un sistema collettivo può dare.
Nel complesso tema della transizione, ovvero nel passaggio dal mondo della scuola (soprattutto universitaria) al mondo del lavoro potrebbe essere utile l’esperienza di chi “ha già vissuto” e ha fatto “alcuni errori”. Penso a percorso formativi di supporto intergenerazionale e di corsi di apprendimento. Anche il costoso e impegnativo ruolo del controllo e della verifica potrebbe essere degno di attenzione (già mi vedo le facce dei contrari).

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Andrea Cirelli

È ingegnere ed economista ambientale, per dieci anni Autorità vigilanza servizi ambientali della Regione Emilia Romagna, in precedenza direttore di Federambiente, da poco anche dottore in Scienze e tecnologie della comunicazione (Dipartimento di Studi Umanistici di Ferrara).

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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