Home > GERMOGLI - l'aforisma della settimana > La solitudine del figlio unico

di Francesca Ambrosecchia

Cosa cambia tra l’essere figli unici e crescere in una famiglia con fratelli e/o sorelle? Condiziona lo sviluppo del nostro carattere e della nostra personalità il doversi relazionare con fratelli e con loro condividere dai giochi quando si è più piccoli fino alle esperienze, anche di carattere negativo che viviamo?
Di recente ho letto un libro dello scrittore giapponese Murakami, “A sud del confine, a ovest del sole” che sembra interrogarsi, almeno nelle prime pagine, proprio su questo tema. Essere figli unici è quasi sinonimo di solitudine: porta ad essere soggetti taciturni e a non cercare compagnia. Sì, il protagonista di questo romanzo è un personaggio un po’ particolare ma sicuramente è partendo da questa considerazione che ho iniziato le mie riflessioni al riguardo.
Esistono fratelli maggiori, minori, femmine, maschi ed è normale che a seconda della differenza di età e del sesso si creino rapporti e sinergie differenti. Credo che la condivisione, il confronto, l’adattamento, i litigi ma anche i momenti che si trascorrono in compagnia siano tutte parti integranti del rapporto fraterno.
Si va d’accordo, si litiga e dopo un po’ si fa la pace: è un processo semplice e circolare.

“Ha nevicato anche l’anno scorso: ho fatto un pupazzo di neve e mio fratello l’ha buttato giù e io ho buttato giù mio fratello e poi abbiamo preso il the insieme”
Dylan Thomas

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

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