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La via traversa dell’aquila bianca

Davide Aquilani è quello strambo, lo chiamano Aquila per via del suo cognome.
Dicono che è suonato solo perché sorride sempre, anche quando lo maltrattano. E lo maltrattano spesso…
Davide ha trentadue anni ma sta con quelli di quindici. Gironzola nel parco di via della Traversa, vicino la circonvallazione.
Non ha un lavoro, i suoi sono morti che era piccolo e abita col nonno novantenne in una casa popolare.
Nessuno si chiede quanto durerà.
Davide non parla, non lo ha mai fatto, però disegna da Dio: si firma “Aquila Bianca”, tutti i muri da via della Traversa alla stazione sono suoi! I ragazzi del quartiere lo sanno ma non lo dicono: Davide – fenomeno – è roba loro, lui è buono e fa tutto quello che vogliono.
Un giorno qualcuno gli dice di disegnare il Boss tutto nudo a cavallo di un maiale, lui esegue, l’opera non è niente male ma fa incazzare il Boss che lo fa picchiare dai suoi. Quando lo trovano è in un lago di sangue, ha perso sei denti ma sorride lo stesso.
Dopo qualche tempo i ragazzi lo vedono tornare, oltre ai denti e al naso, gli hanno rotto pure quattro costole e un ginocchio. Davide zoppica e sorride a tutti, però nessuno ha più il coraggio di parlargli: hanno paura di fare la stessa fine.
Perciò finisce che lo allontanano. Lui non capisce perché, ma il suo sorriso lentamente si spegne.
Ora se ne sta da solo e tutti i santi giorni dipinge qualsiasi cosa sui muri dei capannoni, quelli abbandonati vicino alla stazione. Lo fa dal mattino fino a quando, verso sera, gli spaccini del Boss non lo cacciano.
Davide ha ricominciato a sorridere, i suoi disegni parlano per lui, sono bellissimi e gli tengono compagnia.
Passano poche settimane e alcune persone importanti, capitando per caso in zona, notano i murales di “Aquila Bianca” e intuiscono che sono dei capolavori. La notizia si sparge e la gente corre a visitare il luogo.
Inutile dire che tutto questo non giova agli affari del Boss: i suoi spaccini devono trovarsi un altro posto per smerciare la roba.

Due mesi dopo un noto gallerista si aggira per via della Traversa, incontra un ragazzo del posto e gli chiede: “Scusa, conosci per caso la persona che ha disegnato i magnifici graffiti che si vedono su quei capannoni laggiù, quelli firmati Aquila Bianca?”
“Certo, sono quelli di Davide!”, fa il ragazzo.
“Sapresti dirmi dove posso incontrarlo?”, continua l’uomo.
“Certo, al cimitero… L’hanno trovato un mese fa nel canale qui vicino!”, il ragazzo fa una smorfia e se ne va. Mentre s’allontana guarda il cielo e sussurra: “Sei volato via finalmente… ora sì che sei libero Aquila!”

White Eagle (Tangerine Dream, 1982)

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