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L’orrore delle foibe: una ferita aperta della storia italiana
 

STORIA
L’orrore delle foibe: una ferita aperta della storia italiana
 

di Brenda Predieri*

Per lungo tempo il massacro delle foibe è stato considerato ‘una verità scomoda’, da tenere taciuta il più possibile. E così è accaduto, almeno fino al 2004 quando, con la legge n. 92 del 30 marzo, che istituisce il ‘Giorno del ricordo’ “in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati”, lo Stato italiano ha preso coscienza e consapevolezza di questi drammatici avvenimenti, determinati in larga parte anche dai crudeli massacri perpetrati durante l’invasione della Jugoslavia .

Nella mattinata di venerdì 17 febbraio, nell’ambito del progetto ‘Esercizi di Memoria’, presso Liceo classico Ariosto di Ferrara si è tenuta un incontro sul tema ‘Il dramma delle popolazioni civili durante la Seconda Guerra Mondiale’. Il relatore è stato il professor Gianni Oliva, dirigente scolastico a Torino e celebre storico del Novecento, che ha parlato a lungo del dramma delle foibe di cui furono responsabili i militari del generale jugoslavo Tito, subito dopo la fine della Seconda Guerra mondiale.

Le cause più profonde di questo drammatico evento della storia italiana, come Oliva ha illustrato, affondano le proprie radici in ciò che accadde prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, più precisamente con l’avvento del Fascismo, che predicando una politica nazionalista e di superiorità razziale rispetto alle popolazioni slovene e croate, si propose come obbiettivo politico l’italianizzazione di tutta la regione della Giulia e della città di Trieste.
Qui da secoli convivevano in pace italiani, sloveni e croati, adesso questi ultimi erano costretti ad abbandonare la propria lingua e le proprie tradizioni a favore di quelle italiane. Anche quanti di loro ricoprivano incarichi statali vennero rimossi e sostituiti da italiani. A ciò si aggiunse durante la seconda guerra mondiale, l’invasione della Jugoslavia da parte degli eserciti italiani e tedeschi, avvenuta il 6 aprile del 1941, che avrebbe trasformato il territorio jugoslavo stesso, di lì a poco, in un triste teatro di guerra tra la resistenza partigiana dell’esercito del generale Tito e le forze italo-tedesche.
Molti furono i massacri e i crimini di guerra compiuti.

Questa situazione si protrasse fino alla primavera del 1945, quando i tedeschi dichiararono la resa incondizionata, consegnando Trieste e tutti i territori della Giulia e a essa limitrofi alla giurisdizione del generale Tito, che per primo aveva occupato il territorio giuliano. Successivamente, con la linea Morgan, venne delimitato il confine tra Jugoslavia e Italia: alla prima furono attribuiti i territori di Istria e Dalmazia, e alla seconda quelli di Monfalcone, Gorizia e Trieste.
Soffermandosi sull’eccidio giuliano e istriano delle foibe, Oliva ha ricordato come in queste cavità naturali di varia profondità – chiamate anche foibe giuliane per la loro presenza nella regione della Giulia – formatesi sul territorio carsico nel corso dei millenni, fossero stati gettati e fatti sparire, dopo essere stati fucilati, migliaia di italiani e oppositori al regime jugoslavo nel territorio italiano. Si trattò perlopiù di vendette e rappresaglie, messe in atto da parte del regime jugoslavo, per i massacri conseguenti all’invasione del 1941. La tragedia delle foibe travolse anche il territorio istriano. A questi terribili fatti seguì la grande emigrazione di circa 600.000 italiani, risiedenti nel territorio giuliano-dalmata, in altre città italiane, dove furono costretti a vivere per molti anni in baracche, nelle caserme militari dismesse e in campi provvisoriamente allestiti.

*studentessa del Liceo ad indirizzo linguistico ‘Ludovico Ariosto’ di Ferrara

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