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Le tracce del ghetto tra i ciottoli e i marmi di via Mazzini

di Francesca Ambrosecchia

Lettere e nomi incisi nel marmo. Identità andate perdute.
Si tratta dei nomi dei deportati della nostra città dai nazifascisti. Scatto questa foto trovandomi di fronte al grande portone del palazzo che ospita la sinagoga e il museo ebraico a Ferrara, in via Mazzini. Immaginate la zona intorno a via Mazzini limitata e chiusa da cinque cancelli: il ghetto istituito nel centro cittadino risalente al 1627.
È nel febbraio 1944 che l’edificio viene sequestrato con annesso inventario di quanto contenuto prima che a settembre i fascisti lo danneggino interamente.
Via Mazzini era la via principale del ghetto chiusa da cancelli ad entrambe le sue estremità ma lo spazio limitato comprendeva altre vie tra cui via Vignatagliata, via Vittoria e la piazzetta Lampronti. L’accesso a via Contrari era proibito dall’ennesima cancellata di ferro imponente tanto che le finestre della sinagoga che si affacciano ancora oggi su quella via vengono tenute chiuse.
Ogni giorno, al tramonto, i cancelli venivano chiusi dall’esterno: questo è ciò che è stato per oltre un secolo e che visitando il museo, temporaneamente trasferito a seguito dei danni riportati dal palazzo dopo il sisma del 2012 è possibile rammentare.

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