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di Federica Mammina

Pochi giorni fa, precisamente il 19 settembre, si è ripetuto il miracolo del sangue di San Gennaro. Il santo è il patrono della città di Napoli, dove tre volte l’anno si svolgono delle celebrazioni legate, in diverso modo, alla fede nel santo che fu vescovo e martire nel periodo delle persecuzioni di Diocleziano. È proprio nel giorno in cui si ricorda il martirio che avviene il miracolo, ovvero il passaggio dallo stato solido allo stato liquido del sangue del santo. Il miracolo, quando accade, viene annunciato dal vescovo nella cattedrale e poi comunicato all’intera città esplodendo ventuno colpi di cannone da Castel dell’Ovo. Si tratta di un evento atteso con molta ansia dall’intera cittadinanza anche perché considerato di buon auspicio. Ed è forse per questo motivo che molti guardano con sospetto a questo avvenimento così famoso, perché, complice anche la proverbiale superstizione dei napoletani, è considerato come un momento più scaramantico che fideistico.
Io invece guardo a momenti come questo, diffusi in forme diverse in tutta la penisola, e capaci di riunire comunità intere nella gioia e non nella rabbia come troppo spesso accade, con rispettosa curiosità. Miracolo o fenomeno scientificamente spiegabile, superstizione o fede, queste tradizioni religiose che, sempre più trascurate nella nostra società laicamente orientata, hanno tuttavia la capacità di resistere nel tempo, credo facciano parte a pieno titolo della storia del nostro paese, come la letteratura o l’arte, e che vadano per questo preservate con cura.

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