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il romanzo della Atwood è già realtà?

LETTERATURA – Integralismo, aria irrespirabile e “donne-incubatrici”:
il romanzo della Atwood è già realtà?

Sbarre, guardiani, pungoli elettrici, torture, esemplari esecuzioni quotidiane in pubblica piazza, brutali linciaggi, misteriose sparizioni. Quello che emerge dal romanzo ‘Il racconto dell’Ancella’ di Margaret Atwood è uno scenario spettrale che conduce a un crescente disagio, un’inquietudine che diventa a volte orrore. Siamo in pieno day after di una catastrofe ambientale che ha lasciato come eredità aria tossica, sostanze chimiche e radiazioni, imponendo all’umanità un nuovo stile di vita e ricreando un mondo dove tutto è severamente controllato e blindato.

La Costituzione è stata abolita, il vecchio governo sterminato, le libertà di pensiero, parola, stampa ed azione sono state soppresse e la censura interviene e punisce incessantemente come una gigantesca macchina che fagocita ogni tentativo di resistenza. Spie e delatori competono per arrogarsi angoli e spazi di favori e vantaggi mentre la gente comune è costretta ad assoggettarsi alle regole e ai dettami restrittivi richiesti, pena la morte. Il richiamo all’ortodossia religiosa che sfocia nel più violento integralismo e fanatismo, è il primo precetto al quale si ispira il nuovo governo e la prima regola di vita vincolante per tutti.

Gli uomini assolvono con efficienza il compito di comando e decisione per garantire la sopravvivenza, le donne giovani assurgono al ruolo di incubatrici, gelidi contenitori di nascituri che costituiranno le generazioni future e garantiranno la continuazione della specie. Coloro che non rispondono ai canoni imposti, diventano le vittime del sistema, le Nondonne, inviate nelle Colonie e adibite alla rimozione delle scorie radioattive, i Nonbambini, rimossi sbrigativamente da questa vita. Un’immagine di società ancora più terribile di quella malata e corrotta che l’ha preceduta e fa rimpiangere ciò che è stato, anche le false sicurezze e il permissivismo eccessivo di prima.

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Prolifera la borsa nera di ogni tipo e genere come molte altre pratiche, ma tutto deve rimanere rigorosamente segreto per non intaccare l’immagine integra del nuovo assetto sociale, fatto di rigore spartano, parsimonia, uso e consumo del minimo richiesto, rimozione di tutto ciò che richiami al passato. Gli individui si aggirano come fantasmi completamente spersonalizzati in un contesto urbano dalle tinte fosche, stravolto nella storia e nelle radici più profonde, dove i rapporti diventano bisbigli, supposizioni, segreti insondabili, parole non dette, movimenti sotterranei misteriosi. Per le strade vagano strane figure infagottate in tuniche dai diversi colori: rosso sangue per le Ancelle, poco più che schiave, destinate alla procreazione, azzurro per le Mogli che mantengono una loro presenza ufficiale, divise severe per i Comandanti, il grigio destinato alle ‘zie’, che educano e controllano le giovani donne e così via, ad ogni colore corrisponde tristemente un ruolo preciso nel nuovo mondo severamente gerarchizzato.

Margaret Atwood, attiva scrittrice canadese, scriveva di questo trent’anni fa, nel romanzo ‘Il racconto dell’Ancella’, suscitando estremo interesse e sgomento. Così visionaria e anticipatrice, da essere immediatamente accostata a George Orwell nel suo famoso ‘1984’, così intuitiva da preconizzare fatti e tempi che noi, nel nostro adesso, conosciamo molto bene. Nel diario dell’Ancella Difred, riconosciamo fatti, eventi, possibilità, paure, minacce, sospetti e prospettive future che ci sono familiari perché appartengono drammaticamente alla storia dei nostri giorni. Margaret Atwood è molto più di una scrittrice di fantascienza: è un’attenta analista di tempi e tendenze, una penna sferzante che traccia con forza il ritratto di una società che, in molti aspetti e in qualche angolo di mondo, sta già delineandosi brutalmente. ‘Barbarizzazione’, l’ha definita qualcuno, un ritorno ad un medioevo oscurantista che toglie luce e ossigeno a tante conquiste e tanto progresso.

Un romanzo incalzante che non lascia tregua, quello della Atwood, che crea un senso di oppressione ma allo stesso tempo genera una grande curiosità nel lettore che desidera capire, sapere, arrivare all’epilogo di una storia così attanagliante, quasi ne andasse del suo stesso futuro. E l’autrice, molto generosamente, permette di intravvedere uno spiraglio di speranza e svolta, nonostante tutto, lasciando al lettore il compito e la responsabilità di trovare un finale possibile e sostenibile.

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