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di Federica Mammina

Quello che ci spinge ad agire in aiuto di una persona in difficoltà è quello che potremmo definire come uno slancio naturale dell’uomo, un misto tra istinto ed empatia, un qualcosa di irrazionale che ci porta anche a mettere a repentaglio la nostra incolumità, ma a non rimanere inerti.
Ma di indifferenza si può morire. Per esempio nella tanto ammirata Cina. In un video, che ha suscitato molto scalpore, si vede una donna attraversare sulle strisce pedonali ed essere investita da un taxi, che non si ferma. La donna verrà soccorsa dopo poco più di un minuto da una donna che la travolge ancora, ma che si ferma. Dopo il primo impatto sono numerose le auto che passano e si limitano a schivare il corpo della donna.
Una delle cause di questi episodi molto numerosi in Cina è legata ad un fenomeno di cui si parla da quando nel 2006 fece scandalo il caso di Peng Yu, un giovane che dopo avere aiutato una donna anziana che era caduta scendendo dall’autobus e averle pagato le spese mediche, fu denunciato dalla stessa e poi condannato come responsabile della caduta.
La paura di subire un torto ha preso il sopravvento sul senso di umanità. E l’indolenza si è espansa a macchia d’olio.
Con proporzioni diverse, ma questo fenomeno coinvolge tutta la società. Come arginare il dilagare preoccupante di questa incuranza nei confronti del prossimo? Laddove l’uomo sembra aver perso la capacità di agire umanamente, secondo natura e secondo coscienza, suggerirei anche un più prosaico “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Chissà che funzioni meglio.

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