di Carla Sautto Malfatto

Non sono mai riuscita a crederti
compassata regina sul trono,
altèra statua tra le sofferenze,
sdolcinata immagine sul Calvario
nella candida pelle da nobildonna,
impassibile nel ruolo immacolato
scivolare sulla terra senza alzare polvere.
Ti vedo
nelle madonne del Caravaggio,
serena ma sfinita dal parto,
la mano sul ventre ancora gonfio,
le braccia avvezze alle fatiche del pane,
del telaio e del bucato;
dal viso che non s’arrossa più al sole,
dai piedi callosi
per le lunghe strade all’acqua e al mercato;
dal canto, dal ballo e dal riso
di giovane mamma
che gioca, prega e insegna;
le amiche e i desideri;
innamorata, indisposta, turbata, stanca;
e t’immagino furiosa
mentre a stento gli uomini
ti tengono e ti sorreggono
scomposta negli abiti, nei lineamenti
e nei capelli grigi, urlare
al cielo i tuoi perché,
mentre inchiodano la tua Carne,
senza potergli togliere un po’ di dolore
senza poter almeno morire…
e ancora ninnare il corpo deposto
del tuo figlio così strano,
così Dio da perdonare dalla croce.
Così vecchia e più curva,
abbracciandoti nelle spalle gelide,
un lamento lungo fino al sepolcro
e nel ritorno, vuota.
Io ti credo nella tua difficile umanità,
nella santità che non sapevi di avere,
in quella felicità dei giorni dopo
che, ecco, non è più terrestre.

(Carla Sautto Malfatto – tutti i diritti riservati)

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