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Mille frammenti di tempo presente… e un meraviglioso salto finale

Sento freddo, il vento gelido del nord è giunto. Il cuore scoppia. Mille frammenti, scintille di dolore e gioia, lacrime di malinconia. Pezzi di me persi nel tempo. Poi il ricordo del suo viso, sempre giovane dopo tanti anni…

Sul ponte, poche centinaia di metri più avanti, trovo una piazzola di sosta e mi fermo. Scendo dalla Jeep e, nonostante la notte, vedo un panorama mozzafiato.
Davanti a me si apre buona parte della baia settentrionale e, al di là del ponte, le luci di Norgate e delle isole di Camden e Rutherford, le cui coste sono a circa cinque o sei miglia in linea d’aria. Distanza che non m’impedisce di scorgere abbastanza distintamente i contorni nerissimi delle loro alture che lambiscono un cielo color ruggine interamente ricoperto di nuvole.
Il mare sotto di me cattura i riflessi purpurei della coltre temporalesca rimescolandoli nelle tenebre vorticose della corrente che, proprio lì sotto, è particolarmente insidiosa.
Vedo sulla destra, in lontananza, la distesa buia e piatta di River Bay: è il luogo dove dovrei essere in questo momento. Che fare allora? Sento che una soluzione posso ancora trovarla. Sento Kobi abbaiare all’interno della Jeep come se fosse impazzito, fisso quei vortici oscuri che tormentano la superficie del mare. Innumerevoli frattali in eterno movimento, elementi di un caos senza fine che dal mare, lentamente, stanno per insinuarsi nei miei pensieri. Ne avverto la terribile meraviglia, l’irresistibile seduzione.
Sento il rumore del vento e delle onde che s’infrangono con violenza tra gli scogli affioranti.
Questo rumore assordante non è più ostile…
Ora è dolce, come una musica. E mi accompagnerà finalmente da lei… a casa.

Clocks (Coldplay, 2002)

testo e traduzione di Clocks

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