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la rotta dei migranti e il loro viaggio verso la speranza

Morire per arrivare in Italia:
la rotta dei migranti e il loro viaggio verso la speranza

di Diego Gustavo Remaggi

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Quest’anno la crisi dei migranti sta raggiungendo numeri importanti: più di 174mila persone hanno compiuto un pericolo viaggio in mare che le ha condotte in Italia, 4700 sono morte lungo la tratta. Questi dati sono in contrasto con gli arrivi complessivi dei migranti e dei rifugiati in tutta Europa, che con il passare degli anni stanno notevolmente cambiando. Nei primi giorni di dicembre, il numero di chi arriva sulle coste italiane è aumentato del 13% rispetto all’anno precedente arrivando a toccare essenzialmente la Sicilia e Lampedusa, mentre in Grecia tale percentuale è scesa secondo accordi stretti tra l’Unione Europea e la Turchia per arginare il flusso dei richiedenti asilo nel mar Egeo. I numeri infatti sono rallentati nel 2016, ma l’Italia continua ad essere un punto d’entrata centrale all’interno del mar Mediterraneo e quindi dell’Europa.

La maggior parte dei migranti arriva dalla Libia, ma è originaria dei paesi sub-Sahariani, secondo i dati dell’UNHCR quest’anno 36mila persone sono fuggite dalla Nigeria, 20mila dall’Eritrea e 12mila dal Sudan. Le motivazioni geopolitiche alla base di queste migrazioni sono diverse, si tratta di repressione politica nell’Africa occidentale (in paesi come il Gambia), rivolte e carestia in zone come quelle nigeriane, oppure guerre civili come in Sudan. A farla da padrone però, secondo Ewa Moncure portavoce di Frontex, è la difficile situazione in Libia: “In questo paese manca il controllo della situazione – dice Moncure -, diverse fazioni in guerra tra loro controllano altrettante zone costiere e ne hanno il totale predominio, contrabbandieri e scafisti vengono incentivati da questa assenza di governo e non fanno sconti”. La tratta dei migranti è diventata un affare da miliardi di dollari con oltre un milione di africani che cercano di attraversare la Libia e approdare poi in Europa. Sempre Moncure fornisce alcuni dati: “Europol ha stimato che negli ultimi anni gli scafisti hanno guadagnato dai 4 ai 6 miliardi di dollari”.

La morte sembra avere cambiato anche mezzo di trasporto. I contrabbandieri di vite umane hanno cambiato carrette passando da imbarcazioni in metallo e legno a quelle di gomma che ovviamente non riescono a reggere determinate condizioni del mare e determinano l’aumento della percentuale di morti che d’altra parte non sono dotati minimamente di giubbotti di salvataggio. Da questo punto di vista, Frontex sta cercando di migliorare la propria missione umanitaria proprio per rafforzare la sicurezza dei confini europei. Nella prima settimana di dicembre è iniziato infatti un piano di aggiornamento per le guardie costiere libiche, nella speranza che riescano a controllare meglio i propri confini marittimi. E dall’altra parte del mare? Ad oggi in Italia ci sono 175mila migranti registrati nel sistema di accoglienza che stanno vivendo nei 3mila punti di accoglienza straordinaria sparsi nel territorio. Nessuno conosce la quantità di clandestini presenti. Chi ha visto rifiutare la propria domanda di asilo viene indirizzato dalla polizia a lasciare il Paese per tornare alla propria terra d’origine tramite l’aeroporto internazionale di Roma entro sette giorni. Molti di loro rifiutano di partire e cercano di restare in Italia o di entrare in altri paesi per fare nuovamente domanda di asilo.

Carlotta Sami portavoce dell’UNHCR per il sud Europa racconta che “La pressione sull’Italia sta crescendo, i confini a nord sono bloccati, i tentativi di ricollocazione dei richiedenti asilo in altre nazioni europee sta andando a rilento e ci sono sempre nuovi arrivi ad aggravare la situazione”. Le frontiere con Svizzera, Francia e Austria sono infatti attualmente chiuse ai migranti senza documenti di asilo, ma molti di loro tentano ugualmente di fare ingresso nel nord Europa. Due migranti sono stati trovati morti su un treno merci partito da Verona e diretto in Austria lo scorso 3 dicembre, altri tre sono stati travolti da un tir sull’autostrada che unisce i due paesi Le reti dei contrabbandieri sono sbocciate nei grandi centri del nord come Milano, e si stanno spargendo a macchia d’olio.

Per chi rimane in Italia ad aspettare la decisione sulla propria domanda di asilo, le condizioni dei 3000 centri di accoglienza straordinaria (CAS) sono spesso molto degradanti e sono fonti di polemiche speso utilizzate anche per scopi politici da partiti nazionalisti e populisti. Per la maggior parte, tali siti, sono gestiti da piccole cooperative o privati cittadini che ricevono 35euro al giorno per ogni migrante “gestito”, di cui una notevole percentuale è fornita dall’Unione Europea. Il problema, ribadisce Carlotta Sami, è che “non c’è un sistema di controllo centrale per questi centri e non è possibile sapere come essi stessi utilizzino i soldi ricevuti, che dovrebbero essere usati per il cibo e per i servizi utili ai migranti e invece, spesso, non lo sono”. “Nel nostro centro, non vengono mai accesi i riscaldamenti e di notte fa molto freddo”, racconta Mohammed Ceesay, un diciassettenne proveniente dal Gambia arrivato in Sicilia lo scorso a Aprile. Mohammed vive in un centro per minori vicino a Palermo, che ospita 160 ragazzi, tra i 10 e i 17 anni: “Abbiamo l’acqua calda per due ore al giorno, il cibo non è male ma quando contiene carne di maiale molti di noi non possono mangiarlo perché sono musulmani”.

A Novembre, diversi minorenni ospitati in un centro di accoglienza hanno protestato affinché venissero date loro delle scarpe, molti di loro stavano ancora indossando i sandali che portarono durante il viaggio dalla Libia. “Siamo arrivati qui per costruire un futuro, ma non possiamo fare niente mentre aspettiamo”, dice ancora Mohammed, “se riesco ad avere i documenti, parto e raggiungo la Finlandia o l’Olanda, lo farei anche subito se avessi quei fogli”. “La Commissione europea ha chiuso la procedura di infrazione contro l’Italia e la Grecia per la raccolta delle impronte digitali Eurodac” ha annunciato giovedì scorso il commissario Ue alla Migrazione e Affari interni, Dimitris Avramopoulos, stabilendo che l’obiettivo di completare la redistribuzione dei rifugiati da Italia e Grecia al resto d’Europa entro il settembre dell’anno prossimo è ancora raggiungibile, ma solo se da subito tutti i Paesi accetteranno di accogliere almeno 3mila rifugiati al mese da Italia (un migliaio) e Grecia (2mila), che dovranno aumentare a 4.500 (3mila dalla Grecia e 1.500 dall’Italia) a partire da aprile. “Negli ultimi mesi – ha aggiunto Avramopoulos – Italia e Grecia hanno compiuto sforzi sovrumani per gestire la crisi dei rifugiati”. Sforzi di una portata storica che la stessa Unione Europea riesce a comprendere, purtroppo, con molto ritardo.

Nota – Per la scrittura di questo articolo sono state utilizzate diverse fonti, prima di tutto i dati e le dichiarazioni dei rappresentanti UNHCR, alcuni reportage di Vice News (leggi), i preziosissimi dati di Open Migration, il riassunto de Il Post (leggi), il dettagliato volume a cura di Stefano Catone “Nessun paese è un’isola – Migrazioni, accoglienza e il futuro dell’Italia, Imprimatur, Reggio Emilia, 2016”, le preziose corrispondenze settimanali di Indipendent, New York Times, Deutsche Welle, Wall Street Journal, Der Spiegel. Ognuna di queste fonti fornisce importanti possibilità di approfondimento a chi interessa l’argomento. Comprendere le proporzioni e le motivazioni che sono alla base del fenomeno migratorio è utile per ridurre le tensioni che ne possono derivare. Lo scopo di questo articolo e dell’approfondimento che ne potrà fare il lettore, se ci sarà, dovrà essere proprio quello di sostituire una naturale diffidenza verso ciò che accade in Italia con il fenomeno migratorio ad una razionale consapevolezza del perché succede.

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