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di Federica Mammina

Nei rapporti umani, nei rapporti di amicizia, è normale ed è giusto che ci si senta liberi di chiedere qualcosa di cui si ha bisogno, che sia quella bella gonna per un appuntamento speciale, un consiglio o il conforto di un abbraccio. E può perfino diventare un’occasione per dimostrare il proprio affetto, quello che si definirebbe “esserci nel momento del bisogno”. Ciò che non è normale, e che confesso di vedere sempre più diffusa, è la convinzione che un rapporto esista esclusivamente nei momenti in cui si ha qualcosa da chiedere. Arrogandosi il diritto di non esserci più dopo aver ottenuto ciò che si pretendeva. Ovviamente fino alla successiva richiesta.
Ma i romani prima di “ut des” mettevano “do”, o sbaglio? Non fraintendete: non si tratta certo di soppesare ciò che si dà in cambio di ciò che si ottiene. La gratuità del gesto nobilita senza dubbio chi lo compie. Ma la reciprocità è segno di rispetto. Ed evitare che gli altri ci sfruttino per i propri bisogni, pretendere nei rapporti questa reciprocità, è segno di rispetto, prima di tutto verso noi stessi.

“L’allievo Tse Kung chiese: Esiste una parola che possa esser la norma di tutta una vita? Il maestro rispose: Questa parola è ‘reciprocità’. E cioè, non comportarti con gli altri come non vuoi che gli altri si comportino con te.”
Confucio

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

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