Home > IL DOSSIER SETTIMANALE > LONTANI DA CASA - n.7 DEL 17/07/17 > C2_7 > Ong e business dell’immigrazione, Save The Children respinge le accuse: “Nulla a che fare con gli scafisti”

Ong e business dell’immigrazione, Save The Children respinge le accuse: “Nulla a che fare con gli scafisti”

Non passa giorno senza che i telegiornali nazionali non ci aggiornino del numero di migranti morti in mare nel disperato tentativo di raggiungere le coste italiane a bordo di imbarcazioni di fortuna. Il Mediterraneo è ormai un immenso cimitero dove nel 2016 hanno perso la vita oltre 5mila persone: uomini, donne e bambini in fuga da guerre e povertà e salpati dalle coste libiche dove gli abusi perpetrati ai loro danni sono una costante fuori controllo. Il 2017 si profila anche peggiore dell’anno precedente se si considera che sono già più di mille le persone scomparse in mare dall’inizio dell’anno.
A prestare soccorso in mare sono impegnati in tanti: Guardia Costiera, spesso anche semplici marinai e soprattutto le Ong. Ed è su di loro che, di recente, si è abbattuta una bufera di polemiche e accuse scatenate dalle dichiarazioni del vicepresidente della Camera dei deputati Luigi Di Maio. Prendendo spunto dal rapporto 2017 dell’agenzia europea Frontex, e da una inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Catania, Di Maio ha sostenuto che “le Ong sono accusate di un fatto gravissimo, sia dai rapporti Frontex che dalla magistratura: di essere in combutta con i trafficanti di uomini, con gli scafisti, e addirittura, in un caso e in un rapporto, di aver trasportato criminali – e aggiunge – vogliamo vederci chiaro, sapere chi finanzia il business dell’immigrazione“.

La reazione indignata delle Ong che portano soccorso ai migranti non si è fatta attendere e Save The Children, Medici senza Frontiere (che “valuterà in quali sedi intervenire a tutela della propria azione, immagine e credibilità”) e Intersos hanno stigmatizzato accuse ritenute infamanti per tutti gli operatori che quotidianamente lavorano per salvare vite umane.

“Noi siamo dove dobbiamo essere” dichiara deciso Michele Prosperi, portavoce per l’Italia di Save The Children la più importante organizzazione internazionale indipendente impegnata a salvare i bambini in pericolo e a promuovere i loro diritti. Lo raggiungiamo al telefono per far chiarezza nella nebulosa di accuse e contro accuse che si sono succedute in questi giorni sull’operato delle Ong avanzate, oltre che da Di Maio, dal pm Carmelo Zuccaro titolare dell’inchiesta presso la Procura di Catania. “Le operazioni di soccorso in mare non nascono dal nulla ma servono per rispondere a una emergenza umanitaria contingente: quella delle centinaia di persone che da anni, ogni giorno, sbarcano sulle coste italiane. Cerchiamo di fare tutto ciò che è necessario, agendo in totale trasparenza, nell’utilizzo dei fondi e nella rendicontazione di ciò che facciamo, per sopperire a ciò che la politica non è ancora riuscita a disciplinare. Non sono mai stati creati dei corridoi umanitari per permettere alle persone di poter fuggire ‘in sicurezza’ dalle situazioni di guerra e violenza che si lasciano alle spalle. Ma queste persone non hanno alternative: i fattori di emergenza, guerra, carestia, violenza non lasciano loro dubbi sulla necessità di partire. Partono anche se pienamente consapevoli dei rischi e delle tante persone morte prima di loro tentando la fuga. Ma lo fanno lo stesso spinti dalla disperazione”.

E continua: “Dobbiamo aiutare le persone a capire che ci stiamo lasciando ingabbiare dalla convinzione che o aiutiamo queste persone nei loro paesi d’origine oppure li accogliamo nei nostri. Ma non ci deve essere questa alternativa: le strade da percorrere sono entrambe. Lo sforzo per fermare la guerra in Siria o per agire sulle emergenze alimentari in Africa deve procedere di pari passo con le operazioni di ricerca e soccorso in mare. Raccogliamo migliaia di testimonianze delle persone che riescono ad attraversare il mare: ci sono ragazze eritree che prima di partire si fanno fare delle punture di ormoni per entrare in menopausa, sicure che durante il viaggio fino alla Libia verranno ripetutamente violentate. Ho conosciuto personalmente minori non accompagnati che si sono imbarcati nonostante fossero a conoscenza che fratelli o parenti, partiti prima di loro, erano annegati in mare. Ai trafficanti non importa nulla se queste persone sbarcheranno vive o moriranno in mare. Ciò che interessa sono i soldi che se ne possono ricavare. In Grecia abbiamo soccorso naufraghi che erano stati dotati dagli scafisti di salvagenti di polistirolo”.

Sulle accuse mosse all’operato delle organizzazioni non governative, Prosperi ribadisce senza mezzi termini che “è gravissimo sollevare delle accuse alle Ong che sopperiscono alla carenza oggettiva di interventi politici davanti ad una emergenza umanitaria certa. Gettare ombre e discredito non aiuta a fare chiarezza ma mette a repentaglio la prosecuzione delle operazioni di ricerca e soccorso in mare. Sottolineo ancora una volta che questi programmi di aiuti sono decisi e attuati in coordinamento con la Guardia Costiera e che la nostra nave ‘Vos Hestia’ opera in acque internazionali e non è mai entrata in acque libiche. Noi non siamo mai venuti a contatto con i trafficanti. Noi operiamo sull’aspetto umanitario del soccorso in mare: accogliere chi sbarca, curare i feriti, dare soccorso alle donne, bambini, minori non accompagnati. Ci sono poi le autorità competenti che procedono all’identificazione di chi sbarca”. Ci lasciamo al telefono con una riflessione finale: “Chi sostiene che il fattore di attrazione del soccorso in mare andrebbe eliminato, dichiara implicitamente che è pronto a correre il rischio di vedere centinaia di persone morte per provare questa sua teoria. In Grecia, nonostante in blocchi posti, sono arrivate, l’anno scorso, 4.823 persone. E continueranno ad arrivare perché fuggono da situazioni talmente disperate che accettano il rischio di morire”.

(Immagine di copertina, fonte: Save The Children Italia)

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