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Quella volta che… il silenzio non è mai una soluzione

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Quella volta che me lo sono trovata addosso, sopra e spingeva.
Era l’estate del 1989, avevo 13 anni, i miei genitori stavano costruendo la casa nuova, i muri dovevano asciugarsi e il mio compito era andare prima di cena a chiudere i battenti.
Quel giorno chiesi a un amico di accompagnarmi, era un ragazzo un po’ più grande che conoscevo da sempre. Chiusi le finestre del piano di sopra, si fece penombra e mentre scendevo le scale, lui mi prese e mi buttò sui gradini, mi salì sopra, cercò di baciarmi, di tenermi ferma. Era grande, pesante, muscoloso. Ed era un mio amico. Ma la sua voce era diversa, il suo respiro mi faceva schifo. Ho sbattuto la schiena sui gradini, ho urlato, sono scivolata via dalla sua stretta e sono scappata fuori. Se mi fossi paralizzata lì, tra lui e quell’odore di vernice fresca, non so cosa sarebbe successo, non ci voglio pensare, neanche adesso.
Non l’ho mai detto a nessuno perchè ero stata io che lo avevo invitato ad accompagnarmi e forse me l’ero cercata. Lo racconto oggi perchè in questi giorni si stanno sprecando giudizi e condanne su giovani donne che hanno accettato e taciuto. Non ho subito violenza sessuale nè un ricatto, ma il peso di un uomo che ti schiaccia quando non vuoi, il senso di sottomissione e paura sì. Il pensiero di essere in qualche modo complice o motore di una situazione che precipita, ti mette nel silenzio, anche per anni.
L’unica cosa che ho saputo dire, a casa, di quei momenti è stato “Mamma, non ho chiuso tutte le finestre, ero di fretta”.
Riccarda Dalbuoni

Per tutte le donne che se la sentono di raccontare #quellavoltache, Ferraraitalia dedica loro uno spazio.
Potete scrivere a ferraraitalia.social@gmail.com inserendo come oggetto “quella volta che”.

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