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Quelli che… ci rimane sempre il calcio balilla

di Roberta Trucco

“L’idea che i bambini italiani non possano vedere la loro Nazionale è una grande ingiustizia”. Partiamo da qui, da questa frase pronunciata da Gigi Buffon e riportata poi da Walter Veltroni nell’intervista a ‘La stampa’. Il dramma è proprio qui: parlare di ingiustizia quando, invece, può essere tutto tranne che ingiusto. E’ triste, è un peccato, forse: quante emozioni si legano alla visione della propria nazionale che compete nei mondiali! Non è però un’ingiustizia se, come è avvenuto, l’eliminazione dal campionato mondiale è dovuta al fatto di avere perso le eliminatorie. Ecco questo mi colpisce: che uomini maschi intelligenti e preparati usino a sproposito le parole.

Ho amato il calcio quando ero giovane, ricordo bene Tardelli, Rossi, Bettega etc. Ricordo di avere scritto tutte le telecronache del mondiale del 1978 con la mia vecchia macchina da scrivere; mi ero persino messa la sveglia alle due di notte per assistere alla storica partita Italia-Argentina, avevo 12 anni e certo non sapevo allora del terribile clima in cui si svolsero quei mondiali e la tragedia che stava vivendo quel paese. Il calcio maschile mi divertiva e mi esaltava.
Poi però ha iniziato a invadere ogni ambito della vita di tutti i giorni, ha iniziato a occupare intere pagine di giornale, interi palinsesti nella tv, trasmissioni alla radio. Abbiamo iniziato a sentire ogni sorta di ragionamento su una palla, sul fatto che rotola – ma và? – su come la si poteva far rotolare meglio, sugli angoli possibili, sui piedi di uno piuttosto che di un altro. Abbiamo visto gonfiarsi in modo spaventoso gli stipendi e il giro di affari che ruotano intorno a questo sport.
Gli atleti sono diventati eroi, e vada per gli eroi, ma sono diventati super eroi, con tanto di alucce quando compivano qualche exploit ginnico. Abbiamo visto sparire il concetto di squadra, per fare spazio solo ad alcuni nomi che sono diventati molto di più che fuori classe, che ci sono sempre stati, ma sono diventati degli Highlander. Abbiamo visto uomini della politica, imprenditori, uomini di potere acquistare squadre di calcio per assicurarsi un’immagine da grandi strateghi: perché si sa se sai riconoscere e comprare buoni giocatori allora saprai governare ogni cosa nel migliore dei modi!

Il calcio è diventato lo specchio di ciò che accade nel mondo, della terribile e inaccettabile diseguaglianza che regna nella nostra società! È la perfetta metafora di quanto ha dimostrato uno studio della Oxfam: “L’1% della popolazione detiene la ricchezza del 99% della popolazione mondiale”. Ebbene questa forbice nella diseguaglianza non è tollerabile e questo sì che non è giusto! Dunque diciamo ai nostri bambini che hanno diritto a sentirsi un po’ tristi se a questi mondiali non vedranno la loro adorata nazionale, ma non è un dramma né tanto meno un’ingiustizia. Gli highlander non esistono, esistono gli uomini e le donne con i loro successi e i loro fallimenti. Da ogni fallimento si può e si deve ripartire, è un’occasione per ripensarsi e per ripensare questo nostro mondo.
Lo vogliamo migliore e per renderlo migliore se c’è bisogno di stare fermi un giro va benissimo così!

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