Case su case. Capanne di latta con radio e tv. Vaniglia e immondizia, cemento e orchidee.
Fogna a cielo aperto e sopra il Paradiso che guarda e non fa nulla.
Giochi di strada con palloni ai piedi e pistole nelle mani…
Ieri Albino è morto ammazzato, due colpi in testa e ogni sogno se n’è andato.
Le guardie nere l’hanno ricattato, lui ha parlato e i compagni non l’hanno perdonato.

“Ma io e te siamo diversi, prima o poi ce ne andremo e una vita nuova inizieremo.”

Celino col pallone è davvero bravo, il suo idolo è Zico…
Lui vorrebbe diventare come il grande fuoriclasse, e stavolta il Mondiale lo vincerebbe a mani basse.
Ma per adesso gioca nel campetto di Vidigal, distante appena trenta baracche dalla sua. Vive coi nonni. Papà e mamma non sa dove siano…
A scuola ci va quando gli pare, solo il calcio un giorno lo farà volare.
Nair è mingherlino, a lui non importa giocare, a lui basta vedere Celino correre e calciare. E per ogni gol dell’amico del cuore, gridare e gioire.

Una volta Celino l’aveva difeso da un bullo. Il bullo aveva preso di mira Nair minacciandolo e dandogli del frocio…
Quando arrivò Celino, il bullo tentò una reazione per evitare la figuraccia, ma le prese di santa ragione beccandosi un pugno in faccia.
Celino sapeva che a Nair piacciono i trucchi e le bambole, ma non gli importava perché sono cresciuti insieme e Nair è il suo più grande tifoso.

Ma è arrivato il grande giorno e un tizio del Flamengo è venuto a parlare coi nonni di Celino…
Una busta con tanti real, sorrisi e strette di mano. Celino tenterà la fortuna col pallone e andrà via, in un luogo lontano.
Notte dopo notte Nair sognava e temeva questo giorno…
Ora va da lui per salutarlo e, nel farlo, abbracciarlo e baciarlo.
Lo bacia sì, ma con un bacio salato di lacrime e azzardato di labbra sulle labbra…
Celino lo fissa contrariato e stupito, per lui è solo un buon amico anche se da tempo aveva intuito.
Lo spinge via pulendosi la bocca, lo guarda di uno sguardo ostile e imbarazzato. Tace di un addio muto e sospeso, sanguinante di troppe cose non dette…
Si volta e se ne va, ferito dall’amore dell’amico che mai più rivedrà.
Nair è felice perché il suo amore ha dichiarato. Troppo tardi e senza speranza, ma non importa: meglio odiato che ignorato.
Il suo amico adorato, il suo amore segreto se n’è andato. Ma il suo dolce ricordo nel cuore sarà sempre conservato.
Così Nair s’allontana, pervaso di un’allegria strana, umiliato e abbandonato e tuttavia risoluto.

Dieci anni son passati e tutta Rio è ferma davanti alla tv…
La finale del Mondiale con l’eroe nazionale pronto a battere il rigore della vittoria. Celino è sul dischetto a tre secondi dalla storia. Il ragazzo ne ha fatta di strada, ricco, famoso, pronto per la gloria.
Nella sua stanza d’albergo la squillo più bella di Copacabana guarda la tv e piange di gioia per il gol segnato. Il Brasile l’ennesima coppa ha meritato e Celino è da tutti osannato.
E per un po’ la mora, la splendida Naira, ricorda il suo vecchio amore impossibile e il gusto salato di un bacio rubato, un attimo prima di quell’addio mai dimenticato.

Era un’altra vita, erano due metà della stessa mela.
Era una storia ormai sbiadita, erano due ragazzi di favela.

Velha Infancia (Tribalistas, 2002)

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