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Tra gli alberi… a spasso sospesi nel vuoto!
Prosegue l’avventura della nostra giornalista Silvia Malacarne sul suolo australiano, e ogni giorno… una sorpresa!

Dopo tre giorni immersi nella natura gli organizzatori di Feeling The Street hanno deciso che non eravamo abbastanza isolati, cosí ci hanno portato in un posto ancora piú immerso nella bellezza di questa selvaggia natura australiana: Blue Mountains.

La mattina siamo andati direttamente a fare la prima attivitá prevista, il cosidetto “Tree adventure”, una sorta di persorso tra gli alberi in cui ci si lega ad una corda e con delle carabine si deve riuscire ad arrivare alla fine dei tanti ostacoli che s’incontrano sul cammino. Sono partita dalla pista blu, la piú semplice, e dopo aver sperimentato la rossa ho deciso di osare con la nera, la piú ostica. È stato pazzesco, mai avrei pensato di riuscire a camminare su un filo tenendomi in equilibrio con una sola mano o di essere in grado di lanciarmi nel vuoto, perchè, pur sapendo di avere una corda legata in vita, essere appesi quasi al nulla a decine di metri d’altezza infonde un’adrenalina incredibile.
Dopo un pranzo improvvisato, ci siamo ritrovati al freddo e al gelo in una caverna sperduta dove la band ha continuato ad esercitarsi per l’esibizione finale che si terrá a Sydney. Dopo numerosi scatti ci siamo recati al prossimo albergo. Siamo rimasti tutti senza parole: qui ciascuno ha una camera immensa con due letti matrimoniali a testa!! Abbiamo passato la sera tutti insieme a cantare, suonare, bere e scherzare, pronti per le avventure che avremmo vissuto il giorno successivo.
Nonostante il freddo a cui non eravamo decisamente preparati, ci siamo svegliati con un sole cristallino. Con la truope di videomaker e fotografi ci siamo recati al Blue Mountains National Park dove abbiamo osservato nel loro ambiente naturale canguri, cavalli e pavoni. Successivamente siamo andati allo “Scenic World” che prevede una serie di tragitti in una vallata panoramica mozzafiato. Abbiamo prima preso una cabinovia, a 270 metri d’altezza, dove abbiamo visto le cascate di Katoomba alte 240 metri, immerse nella foresta pluviale. Poi è stata la volta di provare la ferrovia panoramica con un’enorme pendenza che ci ha fatto trattenere il fiato per qualche istante. Il tour si è concluso con una passeggiata nel verde e una visita ad un’antica miniera. All’orizzonte sono comparse le cosidette “Tre sorelle”, tre immense pietre simmetriche antichissime.
Dopo una cioccolata calda presa sulla via del ritorno, alle ore 18:00 avremmo dovuto presentarci a cena (orario improponibile!), ma io e un’amica francese abbiamo preferito recarci nella spa e trascorrere due ore in una jacuzzi a 34 gradi centigradi…quale modo migliore per concludere una giornata giá grandiosa e rilassarsi prima di tornare nell’incredibile Sydney?

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Silvia Malacarne


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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