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Silvano Balboni, Carlo Bassi e la Costituente Ferrarese del Dopoguerra

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Oggi pomeriggio, alle 17.30, alla libreria Ibs+Libraccio di Ferrara sarà presentato, fresco di stampa, l’importante volume di Daniele Lugli, ‘Silvano Balboni era un dono: Ferrara 1922-1948. Un giovane per la nonviolenza. Dall’antifascismo alla costruzione della democrazia’, (CSA editrice). Si tratta di un’opera ricchissima, di attualità straordinaria, come straordinaria seppur breve fu l’opera educativa, sociale e politica del ferrarese Silvano Balboni.
Il lavoro di Daniele Lugli, attraverso testi e documenti in gran parte inediti, toglie dall’oblio e mette a fuoco una figura fondamentale della nostra storia cittadina. E ci racconta una Ferrara – quella del primissimo dopoguerra (1946-1948) – che, grazie ai Cos (Centri di Orientamento Sociale) di Silvano Balboni, sperimenta forme nuove di democrazia. Una Ferrara impegnata in un confronto a più voci che coinvolge migliaia di cittadini, riuniti ogni settimana dal giovanissimo assessore comunale Balboni per esporre problemi e avanzare proposte, per discutere appassionatamente e civilmente, dai piccoli problemi di quartiere alle grandi scelte e opzioni di democrazia partecipata.
Mentre a Roma si susseguono le sessioni della Costituente, a Ferrara Balboni propone con le assemblee del COS una sorta di Costituente popolare. Un’esperienza che purtroppo non sopravvive alla prematura e improvvisa scomparsa del suo animatore.

Il mese scorso è venuto a mancare un altro importante protagonista della storia ferrarese, l’architetto Carlo Bassi, anche lui assessore in Comune e ispiratore del piano regolatore della fine degli anni Ottanta. Proprio in quegli anni, dal 1987 al 1994, Carlo Bassi collaborava assiduamente alla rivista ferrarese ‘Supplemento di indagine’ di cui ero direttore. Il numero di settembre del 1991 della rivista ospitava proprio due interventi sulla figura e l’opera di Silvano Balboni, uno a firma di Daniele Lugli e l’altro dello stesso Bassi.
Scriveva Carlo Bassi, più di 25 anni fa, riferendosi a Balboni: “Eppure la città ha perso la nozione di quale patrimonio si butti alle ortiche e di quale forza morale si disperda non degnamente ricordando la sua figura, la sua opera, i suoi insegnamenti, il suo magistero civile” e si augurava che venissero tempi migliori per riflettere e imparare qualcosa dal magistero civile di Silvano Balboni. L’augurio è che oggi il libro di Lugli, e la serie di iniziative programmate per l’anno prossimo, possano colmare questa pericolosa amnesia.

Un Carlo Bassi giovanissimo incontrò per la prima volta l’altrettanto giovane Silvano Balboni nella grande sala di lettura della Biblioteca Ariostea. Riproporre oggi l’articolo e la bella prosa di Carlo in ricordo dell’amico Silvano non è solo un’occasione per ricordarli entrambi ma – almeno nella fantasia – per farli incontrare di nuovo.

Leggi l’articolo di Carlo Bassi su Supplemento di indagine

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