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Storia di G.: oltre il ding della moneta nella ciotola

Bologna, una fredda domenica come tante, fra gennaio e febbraio. La città è piena di gente che chiede l’elemosina.
All’entrata di un supermercato una ragazza intabarrata, con un berretto di lana in testa, seduta a gambe incrociate in compagnia di due cani, sorride alla gente che entra ed esce lasciando di tanto in tanto qualche monetina in una ciotola che lei ha posizionato davanti a sè. Oltre a quello che indossa ha con lei solo uno zaino nero, gonfio di roba. Mi fermo, lascio qualcosa, è le chiedo come mai si trova li. Non ha abitazione, dice, ed è di Bologna.
La rivedo alla sera all’entrata di un altro supermercato, con i suoi cani e il suo berretto; mi riconosce, mi accomodo a terra con lei e iniziamo a chiacchierare. Accetta tranquillamente di farsi intervistare.

Come si chiamano i tuoi cani?
Lei Merita ha dodici anni e lui Pupui, nome francese, ha un anno; e poi c’è suo figlio della Merida che però sta con mio marito. Anche mio marito, anni fa a Roma, è stato filmato da una ragazza cinese che ci ha fatto un film… lo hanno visto in Cina.

Mi racconti un poco la tua storia?
Io sono di Bologna. Mio papà e mia mamma si sono conosciuti al Roncati che è l’ospedale psichiatrico di Bologna. Mio padre voleva rimanere lì, da quanto io so:lì dentro si è innamorato di mia mamma. Mio padre è schizofrenico, mia madre aveva psicosi con depressione; aveva perché è morta 8 anni fa, di tumore all’utero. Si sono conosciuti lì, mio padre si è innamorato di mia madre, e quando lei è uscita lui l’ha seguita. Sono andati dove aveva una casa, a C. (nella periferia bolognese, ndr), supportati dai servizi… Ho imparato da loro che una famiglia, anche se con problemi, se è supportata riesce comunque a crearsi, ecco… una coppia riesce a formarsi una famiglia.
Hanno avuto due figlie, io e mia sorella più grande; della la mia infanzia mi ricordo poco… sono venuta a sapere da grande che… fecero un ricovero subito a mia madre quando io ero appena nata. Anzi non dovevo neanche nascere perché mentre era incinta le fecero un tso e volevano farla abortire perché i farmaci potevano aver creato dei danni. Mia mamma si è opposta, era al quinto mese: volevano farla abortire e lei si è opposta e io sono qua.
Devo tutto a lei.
Il primo ricovero di mia mamma l’ho visto a nove anni, io invece non sono mai stata ricoverata. Prima ho conosciuto di più la malattia di mia madre perché ha avuto più ricoveri…
Fino a 9 anni sono stata in un gruppo appartamento, perché quando lei veniva ricoverata mio padre beveva e non mi lasciavano con lui, anche per la sua malattia.
E niente, questo fino a 16 anni circa …
A 17 anni ho preso il mio primo cane, che era il nonno di Fiuto… che sarebbe il suo papà di Merita… adesso sono alla terza generazione, ho preso vari altri cani…
Stavo a casa loro, dei miei genitori, ho iniziato a fare le feste, i rave, giravo un pò la vita quando avevo 17-20 anni. Poi a 22 anni mi sono messa insieme a un ragazzo mezzo marocchino mezzo francese che era stato adottato e col quale ho avuto due figli.

Adesso dove sono i tuoi figli?
In casa famiglia, sai ho avuto dei problemi ultimamente, con un altra persona…
Lui, il padre, è buttato a merda in centro, non mi vede dal 2012. Delira, si fa… sta a merda.
Aveva iniziato ad alzare le mani quando i miei figli erano piccolini, la femmina è nata nel 2008 il maschio nel 2009.

Li vedi?
Li vedo ogni 20 giorni, sono a Genova, perché io stavo lì prima; mi ero trasferita nel 2012 a Chiavari e avevo conosciuto un altro ragazzo, molto più grande di me, aveva 13 anni più di me che adesso ne ho 34.
Un pò a fatica, però facevo le stagioni, lavoravo,
Prima di questo però sono stata anche in una comunità di mamme, ho fatto un anno e mezzo circa, poi tornata la casa lui ha alzato le mani, era agosto, A gennaio, il giorno del mio compleanno, di nuovo è successo: allora ho chiamato i carabinieri e lui ha dato di matto, lo misero in carcere… così… e poi mi decisi a lasciarlo ad agosto 2012.
Poi ho conosciuto quest’altra persona più grande di me che lavorava a Chiavari, un sardo; è andata avanti per 4 anni la storia, ma con molte probematiche, anche perché anche lui è caduto nella tossicodipendenza; quando ho deciso che tanto ormai la cosa non andava, io dormivo in una stanza lui in un altra, ho deciso di lasciarlo.
Ho conosciuto l’attuale marito, l’unico che ho sposato per fortuna, son finita fuori di casa perché il mio ex mi minacciava. I bimbi facevano judo e anche io lo facevo, chiesi alla maestra di judo se me li teneva perché continuassero ad andare a scuola e però poi sono intervenuti i servizi perchè il mio ex sardo mi ha creato dei problemi e a luglio c’è stato un decreto del tribunale di Genova che ha emesso una sentenza dura. Ero venuta qua a Bologna per recuperare una casa, avevo mollato il lavoro e casa non ce l’avevo più per venire intanto a recuperare la casa. Sono andata a casa di mio padre, che stava appunto a C. e niente, da lì non ho potuto fare domanda alle case del comune, perché dovevo essere residente qua da tre anni e non posso fare qui…
Che altro? Siamo venuti qua a Bologna con i bimbi e – al tempo – il mio compagno, Lucas, è arrivato questo decreto e diceva che affidava i bimbi a Chiavari ai servizi sociali, e li hanno quindi rimessi in casa famiglia. Li vado a trovare, e poi non si sa…dipende un pò dai tribunali…
A mio padre gli hanno data un’altra casa, un cambio alloggio, e io avevo la chiave per dormire, a dicembre avendo la chiave andavo a dormire nella casa dove ero cresciuta, dove non c’era niente.
L’altro giorno è venuta qua mia sorella, incazzata, anche perché non sa che vita faccio. Mi ha detto “Vieni che ti apro la porta, è l’unica volta che ti apro la porta, solo per prenderti le tuo cose”.

Tua sorella abita qui? Che vita conduce?
Si abita qui, ma lei ha una vita molto diversa da me, è materialista anche, si fa viaggi, sta dietro a mio padre però. Ha due figli e convive con un senegalese, uno a posto. Ma io non ho rapporti con lei. A Natale per dire, che è anche il suo compleanno, la ho chiamata alle cinque e mezza e mi ha detto “Pensavo che non chiamavi neppure”… Se non chiamavo io lei non chiamava neanche per gli auguri di Natale. Io compio gli anni il 5 gennaio, ma non mi è arrivato neanche un messaggio da lei…

Ding! (un passante getta una moneta nella ciotola) Grazie!

Hai uno sguardo vivo, solare, come ti senti adesso?
Se penso alla situazione dei miei bimbi ci sto male, non sarei neanche qui se li avessi avuti con me, non starei a fare l’elemosina per strada. Quello mi mette giù, mi mette tristezza… perché li ho cresciuti io… anche rispetto al padre naturale: lui se ne è fregato, ma il tribunale ci ha messo anni a fare un decreto… prima quello di Bologna, poi quello di Genova, ci ha messo un tre anni per fare un inizio di decreto e a me in un mese che ho avuto dei problemi che ho cercato di risolvere e mi è arrivata una mazzata così. Due pesi e due misure; ma io i bimbi me li sono tirati su e avevo riscontri positivi dalla scuola: mio figlio l’anno scorso ha fatto un anno un pò difficile a scuola… adesso hanno 8 e 9 anni,

Ding! (un passante getta una moneta nella ciotola) Grazie!

Come fai per guadagnarti da vivere? Prima lavoravi a Chiavari ma qui niente lavoro…
Ho vissuto un pò con i soldini messi da parte, questa vita la faccio da giugno dell’anno scorso, anzi per strada ho iniziato a settembre…
Adesso non ho più la casa, per la verità non ce l’avevo neanche prima, ero abusiva; tramite il consolato ceco (il marito è della repubblica Ceca, ndr) e un associazione di Bologna dovrei avere una casa per un tot per emergenza abitativa, e poi da lì muoverci a prendere un tot che danno a chi e senza fissa dimora, emarginati… solo che ci sono stati dei problemi: dovevamo entrare a ottobre e non siamo ancora entrati… adesso dovremo entrare a fine gennaio, primi di febbraio. Abbiamo dato quello che ci hanno chiesto di pagare, un minimo di quota da pagare, per 10 mesi poi… speriamo!

Tutto il tuo avere sta quindi dentro lo zaino che porti con te?
No, ce l’ho in una cantina qui e anche a Chiavari.

Com’è la tua giornata quando sei per strada?
Inizio la mattina, ma non sempre; di solito ci si alza e si raggiunge il luogo, ci si mette lì… Oggi perché eravamo fuori Bologna e quindi c’era il treno alle 8 e mezza o alle 11 e mezza, mi pare, ci siamo svegliati alle 8, abbiamo raccattati i panni e ci siamo mossi verso qua…
Poi ci siamo divisi, come facciamo quasi sempre… mio marito era qui prima…
Ci sta pochissimo qua insieme a me perché con tre cani, questi due e quello di mio marito è difficile… tendenzialmente qui ci sono io.

Ma come scegli i posti, qualsiasi posto va bene?
Non tutti vanno bene… verso il centro io non ci vado, c’è tanta gente verso il centro, c’è gente a distanza di 20 metri che fanno colletta in tre…
Alla mattina qui, per esempio, c’è un ragazzo di colore, al pomeriggio ci sono io… un giorno ci siamo trovati qui nello stesso orario e ci siamo messi d’accordo ecco…
A volte vado con mio marito Lucas a fare colletta se ci sono altri…

Quindi conosci altri che fanno colletta?
No, non ci si conosce più di tanto… io conoscevo qualcuno, dei vecchi di qualche anno fa che facevano colletta in centro…

Adesso dove vivi, dove passi la notte?
All’ addiaccio e stamattina c’era il ghiaccio sulle macchine… ma se trovi il posto… noi abbiamo trovato un posto bello coperto… riparato.

Ding! (un passante getta una moneta nella ciotola) Grazie!

Hai mai avuto problemi con le forze dell’ordine mentre elemosini?
Mi è successo solo una volta che li hanno mandati e hanno chiesto un documento e mi hanno fatto un po’ di domande… non mi hanno neanche chiesto i documenti dei cani perché hanno visto che stavano bene… e niente, mi hanno lasciata qua.
Certo se magari sei per le vie del centro… mi è capitato di passarci una mattina che dovevo fare gli esami del sangue che… ho visto in centro in via indipendenza, alle 8.30-9.00 gente che dormiva sotto i portici, ma io non ci vado mai, li forse controllano di più…
Sennò c’è la stazione, i dormitori ci stanno, uno è vicino al carcere, ma i cani stanno in gabbia, poi ci si può andare solo per 15 giorni e i cani fuori… e poi ti dividono tra maschi e femmine… un conto se sei da solo ma una coppia ci rinuncia…

E il lavoro?
Il problema e che sono oltre l’apprendistato, a volte fanno problemi anche perché sei donna, ti vogliono automunita o motomunita,…
Io poi ho solo una qualifica di cucina, però in cucina ho lavorato in albergo: facevo le stagioni magari di tre settimane senza fermarmi e senza fare la pausa… e avevo comunque qualcuno che stava dietro ai bimbi…

I servizi sociali fanno qualcosa per te?
C’è l’assistente sociale di Chiavari che segue i bambini, adesso dovrei pagare i denti di mia figlia; la ho sentita e anche se non ho lavoro le ho detto che dividiamo in tre con i nonni paterni e poi pagherò la mia parte… e una parte loro… ma deve sentire perché non essendo residenti lì, non siamo più a Chiavari… dare i contributi a uno di fuori diventa un problema…

Oggi tutti usano smartphone e computer, voi come fate a comunicare?
Abbiamo un telefono in due, vecchio, da 50 euro, il minimo per essere contattati e contattare…
ho anche una mail.

Se guardi al futuro, come lo vedi?
Il futuro non lo vedo cosi, deve cambiare. Adesso ho beccato una signora che può farmi lavorare in un’agenzia di pulizie, mando il curriculum e vediamo. Poi un altro signore, ma ha la ditta un pò ferma e lì dipende… ho fatto un colloquio l’altro giorno ma mi volevano automunita perché era fuori, di sera e non c’erano mezzi per tornare indietro…

Si fa tardi, le ginocchia gemono per l’insolita postura ed è ora di porre fine alla conversazione. G. mi saluta con un sorriso e una stretta di mano, forse con un pò di quella soddisfazione derivante dal puro e semplice contatto umano; forse per la più venale soddisfazione derivante dalla buona raccolta di monetine. Sembrerà strano, ma ogni volta che mi capita di fermarmi a parlare con qualcuno che elemosina in strada, come ben sanno gli psicologi sociali, le donazioni dei passanti aumentano.
Penso alla tenacia di G. e penso che ce la farà a cambiare il proprio futuro: ce la farà perché non ha perso il rispetto per sè stessa, perché riesce ancora a stabilire un rapporto con le persone. Perché malgrado tutto, in un mondo che sembra aver perso il senso dell’umano, la sua esperienza può ancora insegnare qualcosa a chi sa ascoltare.

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