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Un esempio di architettura verde

di Federica Mammina

Guardiamo spesso ai paesi orientali come modello di tecnologie avanzatissime e di elaborazione di progetti innovativi. A volte ci sembrano quasi irraggiungibili. Ogni tanto però capita che siano loro a chiedere a noi di realizzare qualcosa di grandioso, e quando accade vale la pena sottolinearlo.
È la Cina in questo caso che, avendo deciso di puntare sul verde per combattere l’inquinamento prodotto dalle sue megalopoli, ha concluso un contratto con lo studio Stefano Boeri Architetti per la costruzione di una città foresta lungo il fiume di Liujiang, nella provincia meridionale del Guangxi. La città, che ospiterà 30.000 persone, comprenderà appartamenti, uffici, alberghi e scuole, tutto ricoperto da vegetazione. Quelle che saranno un milione di piante e 40.000 alberi potranno assorbire circa 10.000 tonnellate di CO2 e 57 tonnellate di polveri sottili l’anno, producendo allo stesso tempo 900 tonnellate di ossigeno.
Ma questa città verde, oltre a combattere l’inquinamento, contribuirà anche al mantenimento della biodiversità locale, oltre ad essere autosufficiente dal punto di vista energetico, con l’ausilio di pannelli solari per il riscaldamento e di impianti geotermici per il condizionamento estivo.
Sentiamo spesso parlare di impegni per la salvaguardia del nostro pianeta come qualcosa di realizzabile con fatica in un futuro che sembra spingersi sempre un po’ più avanti. Questo progetto, che dovrebbe essere completato entro il 2020, e si basa sullo stesso principio del bosco verticale di Milano, dimostra invece che un futuro sostenibile è possibile, e in tempi rapidi.
E magari questo futuro potremmo averlo iniziato a costruire proprio noi italiani. Che non guasta.

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