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Un sorriso per l’Africa: intervista al presidente di Smile Africa Gianni Andreoli

“Ho sempre amato le sfide”, sorride Gianni Andreoli, presidente dell’associazione Smile Africa.
Dopo aver collaborato per anni con associazioni di volontariato in ambito nazionale, Gianni partì per l’Africa, in visita a varie missioni umanitarie. Durante il viaggio attraverso Burundi, Congo, Etiopia, Tanzania, insieme a un gruppo di amici, Gianni maturò l’idea di creare una propria realtà di volontariato. Era il 2007 e iniziava l’avventura umana di Smile Africa (www.smileafrica.it), un’associazione che opera in Africa e in Italia e si impegna in attività culturali e progetti educativi volti a migliorare le condizioni di vita delle persone.
“La prima sede di Smile Africa era il garage di mia nonna”, racconta sorridendo il presidente. Ora la sede è a Rovigo, ma Smile Africa è costituita da più gruppi di volontari presenti e attivi nel territorio italiano, che rappresentano il vero motore dell’associazione.
Nel 2010, durante una missione in Mozambico e Tanzania, Andreoli sentì parlare di Chipole, un villaggio “dove nessuno voleva andare”. Insieme all’associazione ferrarese Afrika Twende, con la quale nacque una stretta collaborazione, Gianni intuì che quello sarebbe stato un progetto per Smile Africa. Gli raccontarono di una “lunga strada bianca, sterrata, in mezzo alla foresta” che isolava quel villaggio dalle altre comunità della Tanzania. Non lo scoraggiarono nemmeno le quattordici ore di jeep tra la città di Dar es Salaam e Songea Chipole, traballando tra buche e fango su una panca di legno; anzi, gli ostacoli divennero il mordente per un’appassionante, bellissima sfida.
In questi anni i volontari di Smile Africa hanno realizzato a Chipole un piccolo ospedale – centro sanitario, con l’intento di fornire una struttura per fronteggiare necessità sanitarie alla popolazione più povera del villaggio e di altri sei limitrofi (Progetto‘Hope Of Life’, “Speranza di vita”). L’ospedale è l’unico nell’arco di 100 chilometri e il suo bacino di utenza raggiunge i centomila abitanti.

Il progetto di Isabella Malagutti

Accanto sorge l’orfanotrofio di Chipole, gestito dalle suore benedettine. In questi mesi Smile Africa sta promuovendo e ricercando fondi per il progetto ‘La Casa del sorriso’, per ristrutturare e riqualificare proprio la struttura che accoglie i bambini orfani, alla quale è annessa una scuola.
A Ferrara una coppia di professionisti – l’architetto Isabella Malagutti e il dottore in fisica Andrea Colombani – cura gratuitamente il progetto degli interventi necessari alla riqualificazione dell’orfanotrofio di Chipole.
I volontari di Smile Africa hanno fotografato e misurato la struttura già esistente, che è stata poi ricostruita virtualmente in 3d da Andrea Colombani attraverso il sistema Bim; Isabella Malagutti ha quindi progettato alcuni micro interventi per costruire e riqualificare la struttura nel rispetto dei principi architettonici locali. Gli interventi previsti non andranno a inficiare la tecnologia costruttiva, in continuità con l’esistente: si utilizzeranno materiali reperibili in Africa e tecniche di costruzione tradizionali.

Gianni, qual è la filosofia del progetto?
Noi pensiamo che non abbia senso costruire fabbricati avveniristici, con tecnologie occidentali: strutture come quelle finiscono per diventare le cosiddette ‘cattedrali nel deserto’, destinate a usurarsi o a essere abbandonate perché difficili da gestire e mantenere. Il nostro obiettivo è quello di collaborare rispettando le tradizioni locali, fornendo alle persone gli strumenti per crescere in autonomia. Si coinvolgeranno quindi i lavoratori del luogo, per formarli e garantire la manutenzione della struttura che verrà riqualificata.
Per l’avvio dell’ospedale, per esempio, il governo locale si è impegnato a stipendiare il personale medico-sanitario che lavora nella struttura. Il convento e la missione delle suore benedettine rappresentano il ‘cuore’, il centro di aggregazione di una comunità: l’ospedale, le scuole primaria, secondaria e la scuola di avviamento al lavoro sono realtà attive grazie alle quali Chipole cresce, valorizzando le proprie risorse. La riqualificazione dell’orfanotrofio grazie al progetto ‘La casa del sorriso’ migliorerebbe gli spazi dal punto di vista logistico e socio sanitario.

Come si può collaborare per far crescere la Casa del sorriso?
Al progetto si può partecipare con le donazioni: è possibile destinare il 5×1000 a Smile Africa Onlus per sostenere le opere e i progetti che l’associazione promuove, (scrivendo nella dichiarazione dei redditi il Codice Fiscale: 01330220292; info@smileafrica.it) o inviando sostegni liberali attraverso il conto corrente dell’associazione.
Chi volesse collaborare attivamente, toccare con mano la realtà di Chipole e impegnarsi a lavorare alla ristrutturazione, infine, può recarsicome volontario in Africa (il viaggio aereo è a proprie spese, mentre vitto e alloggio sono garantiti per il periodo di permanenza): un viaggio in Tanzania rappresenta un’opportunità autentica per incontrare e conoscere i destinatari del progetto. Da qualche anno, in collaborazione con le università di Padova, Rovigo e Ferrara, anche gli studenti possono recarsi all’estero per un periodo di tirocinio.
Come si legge nei racconti di chi ha lavorato come volontario, si tratta di un’esperienza che può aprire occhi, mente e cuore.

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Che cosa ha scoperto andando in Africa?
L’Africa è davvero un altro mondo, quando si decide di partire per l’Africa bisogna abbandonare il pensiero occidentale: là sono totalmente diversi i concetti di tempo e di lavoro. È radicata inoltre la convinzione che in Italia e in Europa sia semplice guadagnare denaro; proprio per questo motivo abbiamo portato in Italia una delle suore benedettine africane che collabora attivamente al progetto: ha assistito ai mercatini, alle manifestazioni e agli spettacoli organizzati con fini benefici e si è resa conto delle difficoltà che i volontari incontrano nel raccogliere fondi per le missioni.
Lavorando nelle zone remote dell’Africa, non solo ho conosciuto un’altra cultura, ma ho riscoperto la mia identità, la mia occidentalità. Ho capito che oltre a dare una mano alle persone in Tanzania, sentivo il bisogno di ritornare a impegnarmi anche nel luogo dove sono nato. Infatti in Italia ci stiamo dedicando alla disabilità e alcuni progetti di Smile Africa sono dedicati ai ragazzi diversamente abili, per favorirne l’integrazione sociale.

Quali difficoltà ha incontrato in questi anni?
È molto complicato fare bene il bene. L’incontro con una cultura diversa richiede molta pazienza. Quando ci si impegna a fare qualcosa per gli altri, è fondamentale la capacità di saper accettare chi ti sta di fronte, senza volerlo cambiare: solo se superiamo questo atteggiamento, riusciremo a costruire società coese. È importante soprattutto tollerare sia i nostri limiti, sia quelli degli altri, senza ricadere nel proprio egoismo, senza dimenticare mai la gratuità. Per me significa non rinunciare a un ideale, vuol dire comunicare verso la vita, costruire una ‘realtà del sorriso’. Questa è la mia filosofia: un atteggiamento di comprensione e di apertura all’altro. Ma non nego che ho attraversato diversi momenti difficili, di fatica e di crisi.

Eppure alla domanda “Non ha mai pensato di lasciar perdere?”, Gianni risponde con un monosillabo inequivocabile: “No”.

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