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Una riflessione sui partigiani e sulla resistenza

Da Giorgio Fabbri

Ho letto, sul “Carlino” nazionale, il bell’articolo di Alessandro Farruggia dedicato a Giuseppina Ghersi, la tredicenne di Noli (SV) che fu pestata a sangue, rapata, seviziata, violentata e uccisa da alcuni partigiani, secondo quanto scrive l’autore dell’articolo, che mi ha fatto venire i brividi. In tempi nei quali tanto si predica contro gli stupri e i femminicidi, certe cose fanno male al cuore.

Intendiamoci, non voglio parlar male a priori della Resistenza, perchè in un movimento che ha coinvolto migliaia e migliaia di uomini possono essere entrate anche fanatici,esaltati e persone senza scrupoli. E i vertici non potevano controllare tutto e tutti.

Arrivo a dire che in una guerra che fu anche (non solo,ma anche) guerra civile, come documentò lo storico di sinistra Claudio Pavone,possono risultare orrendamente necessari fatti che normalmente ripugnano all’umana coscienza, Mi spiego meglio : se durante la guerra i capi partigiani avessero ritenuta necessaria l’eliminazione di una presunta spia fascista,pur tredicenne, la cosa sarebbe non giustificabile, ma almeno tristemente spiegabile.

Ma ci sono due cose che mi turbano.

La prima è che l’uccisione della Ghersi è avvenuta dopo il 25 aprile,a guerra finita, quando ci sarebbe stato tutto il tempo di accertare le cose. E poi “il modo ancor m’offende”. In guerra si può anche uccidere il nemico (se no – purtroppo – non sarebbe guerra), ma rispettandone la dignità e dando ad esso onorata sepoltura, come è accaduto tante volte, ad esempio,nel corso della prima guerra mondiale.

E invece non solo la Ghersi fu uccisa, ma le venne tolta ogni dignità, rapandola, seviziandola e stuprandola (pare sotto gli occhi dei genitori!) prima di ammazzarla.

Se è vero che i partigiani furono severi nel punire i fascisti, la sorte peggiore toccò alle donne, contro cui fu commessa ogni sorta di cattiverie (per dire il meno). E l’UDI e le femministe dovrebbero chiedersi il perchè di tanta sprezzante ferocia. Non bastava l’uccisione, ci voleva anche la gogna, il ludibrio e il pubblico disprezzo, perchè si poteva accettare che un uomo combattesse per Mussolini, ma una donna no : doveva essere per forza una spia, una venduta o una poco di buono a cui non si poteva riconoscere alcuna dignità.

La seconda cosa che mi turba è l’atteggiamento dell’ANPI e di certa sinistra (non tutta,per fortuna). Grazie al cielo abbiamo avuto uomini avveduti, come Napolitano e Fassino, che hanno parlato di pagine oscure, di zone d’ombra e di episodi che non fanno onore alla Resistenza (vedi la strage di Porzus). Non sarebbe interesse di chi vuole onorare la Resistenza dissociarsi da fatti vergognosi e condannarne pubblicamente gli autori?

Il Comandante dell’Arma dei Carabinieri ha speso parole nette e chiare contro i due militi di Firenze. Perchè non può farlo l’ANPI nei confronti di chi ha tenuto una condotta non giustificabile?

Non avrebbe tutto da guadagnarci?

Un grande intellettuale comunista, Concetto Marchesi, allora rettore dell’Università di Padova, diede il suo convinto benestare perchè alla povera Norma Cossetto – seviziata e uccisa dai partigiani titini – fosse concessa la laurea “honoris causa”.

Perchè l’ANPI non prende esempio da Marchesi e non compie il bel gesto di non opporsi alla lapide che il Comune di Noli vuole murare per ricordare una tredicenne,poco più che bambina, vittima dell’odio di parte e della sopraffazione di chi aveva già vinto e non aveva alcuna necessità di infierire su chi stava dalla parte sbagliata (ammesso che una tredicenne potesse capire chi aveva ragione e chi aveva torto)?

Il presidente dell’ANPI locale, Samuele Rago, ha dichiarato : “Giuseppina Ghersi al di là dell’età era una fascista. Eravamo alla fine della guerra è ovvio che ci fossero condizioni che oggi ci appaiono incomprensibili. Era una ragazzina ma rappresentava quella parte là. Una iniziativa del genere ha un valore strumentale, protesteremo”

Fino a che leggeremo dichiarazioni simili,prive anche dell’umana pietà che si deve a chi è morto in quel barbaro modo, temo che la guerra civile, almeno nelle menti e nei cuori, non finirà mai.

GIORGIO FABBRI

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