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CIA Ferrara: export, aggregazione e biologico sono i progetti anti-crisi per la frutticoltura

Tempo di lettura: 3 minuti

da: ufficio Stampa Cia Ferrara

Cia Ferrara e Apofruit hanno fatto il punto sulla situazione del settore e sulle azioni necessarie per uscire dalla crisi, ormai strutturale, degli ultimi quattro anni

«La fotografia del settore frutticolo ferrarese, in particolare di quello pericolo mostra, negli ultimi quattro anni, una crisi strutturale che penalizza il reddito delle aziende e fa diminuire, con un ritmo centinaia di ettari ogni anno, la superficie coltivata a frutteto». Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara, ha fatto il punto sulla situazione del settore nel corso del convegno “Progetti anti-crisi per la frutticoltura ferrarese”, organizzato con Apofruit e Riff 98. «I nostri prodotti, in particolare le pere – continua Calderoni – stanno perdendo quote di mercato, occupate dai prodotti belgi e olandesi. E’ vero che tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 le vendite di pere sono aumentate del 30% ma il valore totale delle vendite, a causa dei prezzi pagati alla produzione, è diminuito, tanto che le aziende copriranno a fatica i costi di produzione. Una situazione strutturale iniziata nel 2011 e causata anche dalla difficoltà di aggregazione dei produttori, che finisce per penalizzare prodotti di eccellenza, come la pera Abate, sui mercati e nei consumi. Cia Ferrara, – ha detto il presidente – con Agrinsieme e in collaborazione con Organizzazioni di Produttori e Cooperative, sta cercando una soluzione a questa crisi, attraverso una serie di proposte concrete. Tra queste ci sono sicuramente: la tempestività nell’aggredire i mercati, anche quelli più lontani come la Cina e l’India; la ricerca di nuove varietà più resistenti e produttive; la creazione di piattaforme commerciali dedicate; lo sviluppo delle produzioni biologiche; il percorso di aggregazione delle aziende agricole e, non ultima, la necessità di trasformare il prodotto pera in un vero e proprio brand, con un forte valore aggiunto in termini di immagine». Soluzioni e proposte ampiamente condivise da Ilenio Bastoni, direttore generale Apofruit che, dopo aver spiegato le peculiarità e i progetti della Cooperativa – che associa oltre 3.600 aziende (quasi 2000 in Emilia-Romagna) – ha ribadito l’importanza di export, biologico e innovazione varietale. «La nostra cooperativa – ha spiegato Bastoni – punta fortemente alla valorizzazione del prodotto che deve essere competitivo e appetibile per i mercati esteri. Uno dei nostri obiettivi è quello di portare la pera e l’ortofrutta italiana anche in Cina dove, attualmente, può esportare solo il Belgio. Sono dunque Stati Uniti ed Asia, in particolare, i nuovi mercati da conquistare attraverso prodotti di qualità e promozione di marchi che risultino adatti alle esigenze di una nuova categoria di consumatori, soprattutto di classe medio-alta. Apofruit – continua il direttore generale – sta investendo in ricerca varietale con la Falstaff, ottenuta in oltre 20 anni di attività di miglioramento genetico sulla Abate Fétel. Un frutto resistente, conservabile per lunghi periodi che appare di grossa dimensione e di un bel colore rosso, apprezzato dai paesi del medio e lontano Oriente. La nostra cooperativa punta moltissimo anche sul biologico, unico comparto che continua a mostrare segni di crescita e sul quale stiamo investendo in termini di commercializzazione e promozione nella GDO. Sono dunque l’aggregazione, l’internazionalizzazione e il rafforzamento della marca – conclude Bastoni – i fattori che possono rendere il lavoro delle imprese agricole remunerativo.»

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