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A-pelle figlio di Apollo: una domenica in Rivana

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Avevo parlato con Raffaele tre giorni fa, per farmi raccontare la drammatica situazione dei Senza Fissa Dimora e il grande lavoro degli operatori e dei volontari della Associazione Viale K. Poi nel mio articolo [lo puoi leggere QUI] scrivevo: “Lo stanno chiamando per un’altra emergenza, ma nel salutarlo ho anch’io una richiesta per lui: “Non fidarti troppo delle interviste, delle parole riportate, nemmeno di quelle che scriverò io. Trova un po’ di tempo, scrivi tu questa storia, tu sei bravo a scrivere”.
Beh, come avrete intuito, Raffaele corre tutto il giorno come un matto. Non ha punto tempo per darsi alla scrittura. Ma certe notti. Ad esempio questa notte, erano già passate le Due, ha postato ‘A-pelle’ sulla sua pagina Facebook e me l’ha mandato. Buona Lettura.
(Effe Emme)

1,2,3…fai passare prima la signora….8, 9 e 10. Stooop!
Don Domenico fa il vigile davanti al cancello. Il primo gruppo entra in mensa in fila indiana a un paio di metri di distanza l’uno dall’altro in attesa ognuno del proprio vassoio. ‘Romolo il cuoco’, dall’altra parte (profumata e calda) della barricata, pugni ai fianchi e parannanza, da gli ordini: Tu alla pasta asciutta! E a me: Tu ai secondi! un coppino di patate e un quarto di pollo, oppure, un coppino di patate (sempre quello di prima) con i pesciolini fritti. E io: Vabbuò. Francy, tu, tu e tu date i vassoi pieni.
Si comincia. Pasta asciutta, splaf splaaff, pronto anche il secondo. E via così i primi dieci  che poi arrivano i secondi dieci, e avanti così per altre due volte. Totale: 40 persone più qualche bis e piatto da asporto. Tra un secondo e l’altro. quando ormai ci ho preso la mano e ho smesso di contare, dico: Romolo il cuoco sei proprio bravo, il pollo ha tutta la pelle dorata e croccante. A casa le mie figlie litigano a chi si deve mangiare la pelle e a me, alla fine della guerra, tocca il petto tutto asciutto e stopposo tant’è che ci aggiungo la mayo sennò non mi scende. Proprio l’altra sera ho chiesto a mia figlia: Che parte del pollo vuoi? E lei: Quella con il manico! 
Il piccolo esercitino di volontari intorno: Ah ah ah ahhhh La risata collettiva risuona amplificata in tutta la sala, che proprio in quel momento mi accorgo muta come il refettorio del convento delle carmelitane scalze. E scalzo e muto mi son fatto anch’io. Non conto più, guardo i volti di quelle persone dall’altra parte della sala, uomini e donne, adulti e anziani, italiane e immigrate, sedute ai tavoli. E mi chiedo dove saranno mai le loro famiglie, se anche lì si litigava per la pelle di pollo. Uè Rafè svegliaaa! A quello dagli i pesciolini fritti e prepara altri due piatti così.
Finito il servizio vado fuori in fretta che son tre ore che non fumo. Scelgo un angolino isolato, mi siedo sul cordolo del marciapiede. Apro il pacchetto. Cavolo, ultima sigaretta, mè…, questa me la devo godere che è proprio l’ultima e poi me la sono guadagnata. Zip zip ziiip, a occhi chiusi porto la sigaretta alla fiamma e tiro e tiro. Qualcosa non va, puzza di bruciato, il filtro va a fuoco. Sto per imprecare cose che si imprecano quando fai cose così, ma l’uomo con la barba davanti a me ha visto tutto. Si avvicina con un bel sorriso stampato in faccia, si siede accanto a me e mi allunga una delle sue sigarette artigianali. Sai … pausa di silenzio … anch’io avevo una figlia, e gli davo tutta la pelle di pollo ….

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